Non servono solo gli ottimi propositi morali a costruire un buon film, come non bastano le buone intenzioni per riuscire in un progetto. Se scrittura narrativa e visiva sono subordinate al messaggio, allora è possibile che di quest’ultimo rimanga il vuoto scheletro, senza carne che ne dia forma, senza sangue che gli dia linfa e vitalità. Idee e contenuti rischiano di sprofondare nel calderone della banalità se non sorretti da una struttura scenica che ne supporti l’importanza concettuale e filosofica, se non plasmati e coordinati da una forma che ne sfrutti il potenziale intellettuale ed emozionale. Soprattutto se si parla di idee e contenuti che sono stati ampiamente sfruttati dall’industria cinematografica, configurandosi in un genere che ha una sua storia, trovando sbocchi sia di nicchia che commerciali.

Ci si sta riferendo in tal caso al contesto cinematografico che affronta tematiche LGBT, e in particolar modo al rapporto che viene a configurarsi tra questo e il film Boy Erased – Vite cancellate di Joel Edgerton. Il film, tratto dal libro di memorie Boy Erased: A Memoir di Garrad Conley, sembra non aggiungere niente di nuovo al filone tematico in cui viene ad inserirsi, proprio per i motivi sopra delineati: un discorso morale accettabile e condivisibile è messo in forma da un linguaggio fin troppo convenzionale e da una sceneggiatura poco incisiva.

Fonte: mymovies.it

Il diciannovenne Jared (Lucas Hedges) è figlio di un pastore battista (Russell Crowe) e di una madre dalla personalità debole (Nicole Kidman). Una volta scoperto e ammesso a se stesso di essere omosessuale, viene costretto dalla famiglia a partecipare ad una terapia religiosa di conversione, capitanata dal folle e fanatico Victor (Joel Edgerton).

L’idea di criticare un sistema barbaro quale quello dei centri di cura gay – ancora presenti in alcuni paesi degli Stati Uniti – è sicuramente stimabile; tuttavia il film non riesce del tutto a stimolare una immedesimazione con i personaggi: i ragazzi in terapia non vengono giustamente dettagliati, soprattutto perché manca un vero approccio empatico tra loro e il protagonista, o comunque un necessario focus dei loro rapporti. Un focus che invece avviene tra Jared e i famigliari, ma la cui drammaticità è stemperata da una scrittura dei personaggi non troppo originale.

Fonte: time.com

Permane, come già detto, la buona volontà del messaggio edificante, tuttavia non esente da una vena politicamente corretta che alleggerisce le tensioni ed elimina le sfumature tragiche. Sfumature che non trovano un efficace punto di fuga anche per colpa di una regia fin troppo accomodante e priva di forza.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

© riproduzione riservata