“Che cosa sto guardando?” è la domanda che più frequentemente ci poniamo di fronte alle pellicole targate David Lynch.

Che il regista americano, pluripremiato innovatore di fine secolo scorso, riesca a stupire e a sconvolgere, lo sapevamo già, da quel (non troppo) lontano Blue Velvet, nel 1986, che ben sconvolse il normale equilibrio di chi era abituato al genere thriller-drama, precursore stilistico e “tematico” di quella che sarebbe diventata una pietra miliare della serialità: Twin Peaks (1991).

Photo Credit: Mike Esson per flickr.com

Photo Credit: Mike Esson per flickr.com

Con questa serie, Lynch gioca con il genere thriller/investigativo, sondando le profondità dell’animo umano, della propria psiche disturbata e disturbante, nascosta dietro la coltre dell’ipocrisia e della vita di facciata, tipicamente borghese, giocando con il tema del doppio, regalandoci scene perturbanti e altre divertentemente incomprensibili.
Un lama in un commissariato, una donna che parla con un tronco (sempre tenuto tra le sue braccia) e un detective che dimostra la sua teoria lanciando sassi ai cocci di bottiglia, come testimonianza della loro infallibilità: queste (e molte altre) sono le stranezze a cui Lynch provò ad abituarci nel 1991, con I segreti di Twin Peaks e il suo mantra “chi ha ucciso Laura Palmer”.

Twin-peaks Photo Credit: wikimedia.org

Twin-peaks Photo Credit: wikimedia.org

Che poi, il regista americano, attingesse a piene mani da Alfred Hitchcock, non è un mistero. Il suo Mulholland Drive (2001, con una esordiente Naomi Watts) e la sua storia di pure ossessioni tra le due protagoniste, può essere considerata una (molto) originale rivisitazione di Vertigo (in italiano con La donna che visse due volte), capolavoro indiscusso del regista britannico.

Mulholland Drive / Photo Credit: amazon prime video

Mulholland Drive / Photo Credit: amazon prime video

Con What did Jack do?, Lynch non si smentisce. Il corto, della durata complessiva di 17 minuti, vede David Lynch alle prese con un interrogatorio…ad una scimmia parlante! Il tutto rigorosamente in bianco e nero, con uno stile “hitchockiano” che, fin dagli inizi, richiama le atmosfere di tensione a cui ci ha abituato.
Il linguaggio biasciato, non propriamente comprensibile della scimmia e la computer grafica (si spera) volutamente deformata, rende, come ci si aspettava, il tutto alquanto disturbante.

Photo Credit: The Funky Horror per flickr.com

Non ci è chiaro cosa stia accadendo ma è chiaro, tuttavia, che è di animali umanizzati che si sta parlando: si discute di elefanti, gorilla, galline e cavalli, il tutto, in una cornice thriller che fatica a rendere il tutto più credibile.

Cosa si sta guardando, dunque? Come tutto ciò che è partorito dalla mente del regista americano, è difficile a dirsi! Lynch, come sempre stupisce ma, soprattutto, provoca: questo corto, forse, ne è una dimostrazione.

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