L’immaginario mondo dei Pokémon ideato da Satoshi Tajiri per un ventennio ha formato e appassionato una generazione intera che, con i mostri tascabili, ha creato un legame indissolubile grazie anche alla serie animata, ai vari giochi e alle carte collezionabili. Un fenomeno mondiale che ha visto anche la realizzazione del gioco mobile Pokémon Go riportare chi ormai adulto all’infanzia. Molti dei fan hanno da sempre desiderato vedere le creature interagire con personaggi in carne ed ossa e all’annuncio della realizzazione del live action si sono chiesti come questo sarebbe avvenuto.

Pikachu combatte con un Charizard in una scena del film (© Warner Bros.)

Con l’uscita del primo trailer è stato chiaro l’indirizzo, quello di non renderli troppo realistici e avvicinarsi ad un prodotto molto simile al live action dei Puffi. Una certa realtà permea i famosi mostriciattoli, ma non troppo da snaturarli. Una scelta questa ben chiara, avvicinarsi il più possibile al giovane pubblico; o meglio ai giovanissimi. La Warner Bros. e la Legendary Pictures hanno acquistato i diritti per la sola trasposizione dell’omonimo videogioco uscito nel 2016, nonché spin-off della saga canonica. Il film ne abbraccia appieno la trama.

La storia infatti, segue le vicende di Tim Goodman (Justice Smith), un giovane di 21 anni orfano di madre che vive con la nonna. Alla scoperta della presunta morte del padre, il geniale detective Harry Goodman, il ragazzo viaggia verso l’immaginaria città di Ryme City dove uomini e Pokémon convivono in armonia. Qui farà la conoscenza del compagno Pokémon del padre, un Pikachu (Ryan Reynolds) con la particolarità di poter parlare. Insieme i due cercheranno di far luce sulla scomparsa di Harry e sul complotto che si cela dietro che potrebbe minare la pacifica coesistenza dell’universo Pokémon.

Lucy (Kathryn Newton) e Tim (Justice Smith) in compagnia dei loro Pokémon in una scena del film (© Warner Bros.)

Ciò che più traspare dal film è la semplicità della trama, forse troppa. Fin dall’inizio è chiaro dove la narrazione ci voglia portare ed è manifesto come Rob Letterman si sia rifatto a molti film di genere nella sua costruzione. In un modo non dissimile dal The Amazing Spider-Man con Andrew Garfield o al Tartarughe Ninja di Jonathan Liebesman: il ricco e rinomato scienziato di turno che vuole sovvertire le leggi della natura e portare scompiglio nel mondo.

Detective Piakchu sa di già visto e neanche la creazione del colorato mondo Pokémon riesce a far brillare il film. Le creature non sembrano essere il fulcro della narrazione, bensì i daddy issues di Tim. Si ha come l’impressione che il film sia più incentrato sugli errori dell’essere umano che non una rappresentazione di un mondo fantastico.

I Pokémon si vedono e anche a iosa, ma sembrano essere di contorno. La cura con cui sono stati curati è impressionante, a partire dal pelo di Pikachu, e questo è apprezzabile come i bei messaggi di amore, fratellanza e rispetto della natura e delle sue creature. Inoltre, la voce comica di Reynolds si presta bene al Pikachu parlante che sarà protagonista di scene ben riuscite.
Detective Pikachu rimane in sintesi un buon film per bambini e per tutti i fan che sapranno cogliere gli easter eggs disseminati dal regista.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Fonte delle immagini: © Warner Bros.
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