Diamanti grezzi sarà probabilmente ricordato da Adam Sandler come il suo miglior film (forse un gradino sopra Punch-Drunk Love – Ubriaco d’amore) e il suo più grande rimpianto.

Una pellicola – disponibile su Netflix – che avrebbe potuto fare incetta di statuette ma che in realtà è riuscita a ottenere ben poco. Se non fosse che, come spesso accade in questi casi, è la qualità del film a fare rumore, soprattutto tra gli spettatori. L’ultimo lavoro dei fratelli Safdie è stato infatti acclamato ‘sottotraccia’, un passaparola intenso lo ha confermato come uno dei film più riusciti del 2019.

@ Now Magazine

La storia è quella di Howard Ratner (Adam Sandler), commerciante di gioielli di New York, malato di scommesse sportive e sommerso dai debiti. In particolare, ne ha contratto uno particolarmente ingente con il proprio cognato, Arno. Quest’ultimo è un vero e proprio strozzino, intenzionato a fare di tutto per riavere indietro i suoi 100mila dollari.

Deus ex machina del film sarà un opale di infinito valore che dall’Etiopia arriva ad Howard. Questo poi, tramite un suo contatto, finisce nelle mani del campione di basket dei Boston Celtics, Kevin Garnett (interpretato dallo stesso atleta), che è convinto di avere un legame profondo con la pietra preziosa. I fatti confermano le impressioni di Garnett, che presa in prestito la gemma, confeziona subito una prestazione stellare. Tuttavia, è proprio nel momento in cui il gioielliere tenta di riappropriarsi dell’opale che la storia prende una piega inaspettata.

@ Humanizing The Vacuum

E’ attorno a questo misterioso oggetto che si dipana tutta la trama di Diamanti Grezzi, un po’ come il monolite di 2001: Odissea nello spazio.

La pietra è simbolica in questo senso: rappresenta l’essenza dell’incompiutezza. Un oggetto dalla bellezza quasi incomprensibile ma che all’apparenza sembra solo un diamante imperfetto. Ed è così che la vita di tutti i personaggi ruota attorno al ‘non-finito’.

Howard vorrebbe tornare insieme alla moglie ma è anche innamorato della compagna Julia. Rimane incastrato in un limbo, all’interno del quale non può rimettere assieme i pezzi propria famiglia e in cui non può lasciarsi completamente andare ad una nuova vita. Il suo debito sembra inestinguibile e proprio quando per lui i pianeti paiono finalmente allinearsi è la realtà ad entrare a gamba tesa e a stroncarlo. Lo stesso si può dire di tutti gli altri. Julia è in balia delle decisioni di Howard, non ha ancora capito e forse non capirà mai quale direzione prenderà nella propria vita. Arno è combattuto tra il mantenere il suo ruolo di strozzino e la possibilità di concedere la grazia al cognato – anche qui l’incertezza sarà fatale. Garnett che sembra aver già dato tutto al basket crede che manchi ancora un piccolo pezzo al puzzle della sua carriera.

Dal punto di vista prettamente cinematografico, Diamanti Grezzi risulta inattaccabile.

Se non ci fosse scritto sulla locandina del film a chiare lettere il nome dei fratelli Safdie, più di qualcuno potrebbe scambiarlo per un’opera di Scorsese. E non è un caso, forse, che proprio il grande regista abbia deciso di vestire i panni del produttore esecutivo. I movimenti di macchina riecheggiano in qualche modo il suo stile, con l’aggiunta di un pizzico di retromoderno. Il ritmo della pellicola è asfissiante, come lo sono i debiti che tengono il protagonista costantemente col fiato sul collo.

Il lavoro sulla fotografia di Darius Konji – eccellente l’utilizzo del 35mm – porta alla mente a capolavori dei primi 2000 come Mystic River di Clint Eastwood, La 25esima ora di Spike Lee o Training Day di Antoine Fuqua. Per non parlare poi della splendida colonna sonora composta da Daniel Lopatin, che fa da contrasto al materiale visivo. Un omaggio agli anni ‘80 di Blade Runner, agli arcade e all’accoppiata Howard Shore-David Cronenberg.

Che altro dire se non che siamo di fronte ad una grande pellicola. Un instant classic direbbe qualcuno. E lo è per davvero, non importa che non abbia ricevuto premi o onorificenze. E’ forse vittima di quel senso incompiutezza che porta con sé, rivelatosi profondamente reale e al contempo meraviglioso.

Heard melodies are sweet, but those unheard… A noi, intanto, va benissimo anche così!

VOTO 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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