Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy) é un giovane scrittore emergente, disposto a tutto per diventare qualcuno. Così quando Oscar Martello (Luca Barbareschi), stravagante produttore, lo chiama per far diventare il suo ultimo libro un film, Andrea capisce che quella é l’occasione della vita. Non può permettersi un flop, se non vuole tornare nella periferia milanese dalla quale é venuto: ma quanto é disposto a rischiare?

Frame del film: 01Distribution ©

Proprio “quanto sei disposto a rischiare?”, infatti, é il mantra del produttore, efficace sintesi della filosofia del “fine che giustifica i mezzi”, che Andrea farà pian piano sua, diventando così il mattatore di quello stesso maestro che gli aveva mostrato la via della spregiudicatezza. Se i due protagonisti al loro primo incontro sono agli antipodi, da quel momento comincia un viaggio che li avvicina, fino a che il giovane allievo supera il maestro, nella cruda realtà di una città che impone la morte dell’avversario per il proprio successo.

Roma é il catalizzatore di questa trasformazione. Come il miele, essa é dolce e ammaliante, ma anche viscosa e mortale, pronta a rimanere addosso alla pelle di chi osa immergersi nelle sue profondità. Non é un caso che la moglie di Oscar (Claudia Gerini) prima, e Andrea poi, facciano il bagno in una vasca piena di miele, mostrandosi in tutta la loro inaspettata e seducente bellezza, carica di ambigua mortalità. Significante che la chiave per il successo sia il cinema, vissuto come circo mediatico piuttosto che come opera d’arte, che ha valore solo come mezzo per soddisfare le proprie ambizioni.

Di conseguenza, la pellicola risulta essere anche una irriverente riflessione su cosa sta attorno alla creazione di un film, meno surreale di quanto si possa credere. Al centro del cinema non ci sono i film, ma la vendita del prodotto cinematografico: la carta nella quale l’opera viene impacchettata vale più dell’opera stessa.

Valentina Bellè in una scena del film: 01Distribution ©

Menzione d’onore, infine, al comparto tecnico del film, estremamente dinamico e moderno. Il montaggio si ritaglia un ruolo di primo piano nel dare un significato alla storia; mentre la scena cambia, lasciando al centro il personaggio, il fulcro del dramma grottesco traspare in ogni momento dallo schermo. La regia non é mai banale. Al contrario, strizza l’occhio ad alcune produzioni cinefumettistiche d’oltreoceano, come si nota anche dalla locandina del film, arrivando anche a citare Tarantino, senza paura. Il pulp é dietro l’angolo.

Voto 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10