Drive Me Home è frutto di una lunga gestazione, sono serviti anni a Simone Catania (fondatore della casa di produzione indipendente Indyca) per affinare il suo primo lungometraggio. Anni in cui la sceneggiatura iniziale è cresciuta, cambiata con il suo autore che in essa ha riversato la propria vita, la propria esperienza. La terra madre, la Sicilia, e il background dei protagonisti sono il fulcro di questo atipico viaggio on the road con Vinicio Marchioni e Marco D’Amore.

Vinicio Marchioni e Marco D’Amore nei panni di Antonio e Agostino (©Europictures)

Atipica è anche la scelta dei due attori, provenienti dal gangster drama: il “Freddo” di Romanzo criminale e “l’Immortale” di Gomorra. Fosse stato un film americano si sarebbe puntato su questo aspetto per un perfetto noir poliziesco, e invece no. Catania sfrutta il loro carisma per qualcosa di diverso.

Antonio (Vinicio Marchioni) e Agostino (Marco D’Amore) sono due ragazzi siciliani, amici per la pelle. Sognano una vita diversa, lontano dal loro piccolo e noioso paesino d’origine. A un certo punto della loro vita i due si separeranno, intraprendendo strade diverse all’estero. Antonio, scoperto che la sua casa d’infanzia è stata messa all’asta, parte alla ricerca dell’amico perduto, ora camionista. L’incontro tra i due porterà a galla vecchi rancori e nuove rivelazioni, in un viaggio alla riscoperta uno dell’altro.

È la storia di una forte amicizia maschile e i due attori sono bravissimi a calarsi nella sofferenza e nella solitudine dei loro personaggi. Dimostrano così il loro talento, anche al di fuori dei generi che li hanno lanciati. D’Amore veste i panni di un camionista gay con tanto di parrucchino biondo e baffi a manubrio. La trasformazione è curiosa e non proprio riuscita, ma dopo un po’ ci si fa l’abitudine.

Antonio (Vinicio Marchioni) in una scena del film (©Europictures)

Tuttavia Drive Me Home sembra peccare di presunzione, tentando di essere qualcosa di più, di nuovo e diverso dai soliti film italiani. Troppi i temi con cui deve confrontarsi: l’omosessualità, la situazione degli italiani all’estero, il meridione e la vita lontano dalla metropoli. Ricercando la diversità, il film prende la strada sbagliata, allontanandosi dalle ottime premesse iniziali. Non raggiunge il suo scopo e si perde nella retorica, in digressioni e virtuosismi non necessari al racconto.

La ricercatezza diventa convenzione, i dialoghi stereotipi e Drive Me Home una copia sbiadita di molto cinema europeo. L’animo pulsante della storia, l’amicizia, vive solo attraverso l’ottima interpretazione dei due attori, ma la storia guarda altrove. La sceneggiatura chiude il cerchio laddove era iniziato, in Sicilia, in un finale che sembra essere altro dal film. La scommessa personale di Catania, quella di una ricercata novità, finisce per essere proprio il tallone d’Achille della propria opera.

Voto: 🌊🌊🌊🌊,5 /10

Immagini di copertina: ©Europictures
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