Nella landa semi-deserta delle uscite estive al cinema, un titolo accattivante è Due Amici, che segna il debutto alla regia dell’attore francese Louis Garrel (The Dreamers).

Uscito nelle sale il 4 luglio, ha seguito (perlomeno nei cinema italiani) L’uomo fedele, di cui ha ripreso il tema del triangolo amoroso. Due Amici, uscito in Francia nel 2015, era dato per perso ormai: è quindi da apprezzare la distribuzione, nonostante il periodo scelto non sia tra i più fortunati.

Una scena di “Due Amici”, © Youtube

Garrel, figlio d’arte, ha voluto dar prova del suo talento e della lunga esperienza sul set (ha debuttato a sei anni), auto-dirigendosi in questo film dai toni un po’ da commedia, un po’ drammatici, senza davvero prendere una posizione più definita, una scelta che forse ha un po’ penalizzato il film.

La storia prende ispirazione dalla commedia teatrale Les caprices de Marianne di Alfred de Musset, su cui Garrel lavora con Christophe Honoré.

Il tenero e fragile Clément (Vincent Macaigne), che per mantenersi fa la comparsa, è innamorato della misteriosa Mona (Golshifteh Farahani), una cameriera in una panineria della Gare Du Nord, che nasconde – ai suoi occhi, mentre dall’inizio è rivelato allo spettatore – un segreto che la costringe a prendere lo stesso treno alla fine della giornata: non può concedersi una serata fuori. Il suo comportamento sfuggente, spinge Clément a confidarsi col suo migliore amico Abel (Garrel), che decide di incontrarla. Per aiutare il suo amico e dare una svolta alla situazione, Abel trascina Mona fuori dal suo treno, dando inizio così a “un’avventura” che vede coinvolti i tre protagonisti con le rispettive relazioni e sentimenti che intercorrono e nascono in poco più di 48 ore.

Le situazioni che si creano sono in parte tragicomiche, a volte poco realistiche, benché i personaggi risultino verosimili, specie se presi in due “gruppi”: Mona, che regge bene da sola, con la sua storia, i suoi occhi, la danza liberatoria, la confessione in chiesa e i due amici, le reazioni che avvengono tra loro, la relazione di odio-amore, credibile appunto perché Abel e Clément sembrano essere indispensabili l’uno all’altro, nonostante tutto.

Vincent Macaigne è Clément, © Youtube

È dunque in queste due unità la forza del film, unità che, appena entrate in contatto, scateneranno reazioni chimiche che andranno a scomporre la coppia dei due amici, per formarne un’altra, poi una diversa, proveranno a unirsi tutti e tre e poi, torneranno allo stadio iniziale, senza dimenticare l’influenza che si sono dati l’un l’altro, immagazzinando tutto.

L’amicizia, probabilmente più dell’amore, è il tema dominante del film, che ci fa dubitare e ricredere, rendendo interessante questo primo approccio alla macchina da presa del giovane divo Garrel.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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