Figli è nato da un monologo del regista e sceneggiatore Mattia Torre (Boris – il film, Ogni maledetto Natale) , I figli ti invecchiano, diventato poi virale grazie all’interpretazione di Valerio Mastandrea sul palco di EPCC – E poi c’è Cattelan.

Il monologo è stato dunque trasformato in una commedia dai toni agrodolci, un po’ surreale, un po’ impietosa che tratteggia il profilo dell’essere genitori oggigiorno. Ed è stato Torre stesso ad affidare la regia a un suo amico, Giuseppe Bonito. Purtroppo, la lunga malattia che lo ha attanagliato, gli ha impedito di vederlo sul grande schermo.

La storia è quella di una quotidianità come tante. Nicola (Mastandrea, attore prediletto da Torre) e Sara (Paola Cortellesi) hanno una vita tranquilla, e una figlia di sei anni. Lui ha una salmoneria gourmet, lei è ispettrice alimentare: la svolta traumatica, che mette a repentaglio la serenità familiare, è la scoperta dell’arrivo del secondo figlio.

Una scena del film, © visiondistribution.it

Come essere genitori al giorno d’oggi? Con che coraggio ricominciare tutto da capo, dopo che si era stabilito un equilibrio fatto di suddivisione dei compiti? Come resistere alla tentazione di saltare dalla finestra?

Figli è suddiviso in otto parti, sapientemente nominate e che illustrano aspetti della vita genitoriale. Il sonno, La pediatra guru, I suoceri, Josephina, La domenica, Le regole, La crisi, Le cose piccole. Mette in scena anche diversi tipi di genitore: Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Stefano Fresi aggiungono la loro visione e interpretazione personale e specifica.

Mattia Torre è abile nel ritrarre con ironia pungente una quotidianità universale, tanto che anche chi non ha quarant’anni e non è genitore riesce a riconoscervi le stesse sensazioni. Anche perché il film amplia il discorso e fa un ritratto dell’Italia che viviamo e di quello che siamo. Non si può fare a meno di non riconoscersi (ahinoi) negli atteggiamenti gretti, nell’egoismo e la superficialità.

Giuseppe Bonito non ha potuto far altro che esaudire i suoi propositi e seguire le sue direttive: dal metaforico salto dalla finestra, alla sostituzione del pianto del neonato con la sonata di Beethoven.

Sara e Nicola, © visiondistribution.it

Paola Cortellesi dà ancora una volta prova della sua versatilità (semmai qualcuno non ne fosse ancora convinto). È impeccabile quando il suo personaggio si scontra con la madre, rappresentante dell’egoista generazione dei baby boomers, figli, loro, del benessere e incapaci di abbandonare la presa sul Paese. Sara dà voce a una rabbia reale e condivisa.

Con Mastandrea formano una coppia convincente e dimostrano grande chimica sullo schermo. Sarà dovuta alla breve relazione che hanno avuto quasi 20 anni fa?

Questi aspetti, insieme al tema della genitorialità, con annesse ansie e crisi del ritrovarsi genitori dopo i quarant’anni, rendono il film uno dei più intimi e godibili degli ultimi anni.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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