Gli anni più belli? Un oggetto difficile da afferrare. È come un armadio, al cui interno troviamo diversi capi d’abbigliamento, ognuno differente dall’altro e soprattutto alcuni di buona fattura altri meno. Il tutto, perciò, è differente dalla somma delle sue parti.

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Matteo De Buono, Francesco Centorame e Andrea Pittorino interpretano i tre amici in un scena del film (Andrea Miconi © All rights reserved)

Gabriele Muccino, dopo L’estate addosso e A casa tutti bene, dirige un eccezionale cast corale e porta in sala quello che a tutti gli effetti è il reboot di C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Quest’ultimo un capolavoro della filmografia italiana, dove il famoso regista racconta trent’anni di storia attraverso l’emozioni, le speranze e le perdite dei suoi protagonisti.

Una descrizione, questa, abbastanza riduttiva di ciò che è, e ha rappresentato, il film di Scola, ma comunque in grado di farci comprendere cosa Gli anni più belli vorrebbe essere: la versione moderna di C’eravamo tanto amati. Vorrebbe, perché il fantasma del suo predecessore incombe in ogni scena, in ogni inquadratura e anche davanti allo sguardo dei protagonisti e del suo regista. Muccino segue la via della citazione, ma ciò che sembra è più una paura reverenziale nel maneggiare la propria storia.

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Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart e Pierfrancesco Favino interpretano Riccardo, Paolo e Giulio (Andrea Miconi © All rights reserved)

Detto questo, la sua è comunque una mano capace (dietro la macchina) e regala ottimi momenti di cinema. Il primo piano e il piano sequenza, la steady-cam e il dolly, Muccino usa tutto, e lo fa benissimo. Segue i protagonisti, si avvicina a loro e ne aspira il talento. Perché la fortuna di Gli anni più belli è proprio il cast. In uno stato di grazia, Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria regalano al pubblico una strepitosa performance.

Allora cosa non va? Una sceneggiatura debole, fin troppo ingenua e stucchevole, fatta di dialoghi spesso stereotipati. La scrittura pesa sul film come un macigno, lo schiaccia a tal punto da romperlo in vari pezzi. Separati e singoli pezzi di cui se ne ammira la fattura, ma non si riesce a vederne la totalità; ecco perché è inafferrabile.

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Giulio (Pierfrancesco favino) e Gemma (Micaela Ramazzotti) in una scena del film (Andrea Miconi © All rights reserved)

La storia di Giulio, Gemma, Paolo e Riccardo poteva raccontare molto, e lo fa in alcuni sporadici momenti, ma si ferma alle emozioni più semplici. Muccino e Paolo Costella lavorano in superficie, senza mai andare in profondità e sviscerare così i propri personaggi. Gli anni più belli rimane ad un livello primario, e non arriva mai laddove invece la storia dovrebbe condurci: la realtà contemporanea.

Per quattro decadi viviamo la storia di quattro amici dall’infanzia, fratelli per scelta. Nella loro lunga storia ognuno prenderà strade differenti, alcune discutibili altre difficili e sofferte. L’amore è il cardine che muove il racconto, da quello fraterno a quello per Gemma e le donne del loro vissuto.

Si può affermare con tranquillità che il film non brilla per innovazione, discostandosi così da quella filmografia che tenta, per quanto difficile, di rappresentare il vero volto del nostro tempo e di ciò che è stato. Muccino segue quasi quarant’anni di storia, dei personaggi, quanto la nostra: dalla caduta del muro di Berlino agli anni del cambiamento, da tangentopoli all’ascesa di Berlusconi fino all’undici settembre e agli avvenimenti degli vent’anni.

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I quattro protagonisti in una scena tratta dal film (Andrea Miconi © All rights reserved)

La rappresentazione storica risulta quasi pretestuosa, un plus emotivo per ricalcare “l’epicità” del racconto. Non solo, Gli anni più belli viene pompato di puro ottimismo. Anche quando sembra andare tutto per il verso sbagliato, si avverte comunque la sensazione che ci sarà alla fine un risvolto positivo. Questo riduce la suspense e il timore per le sorti dei personaggi. Non veniamo mai messi nella posizione di poterci domandare se ci sarà o meno un happy ending.

Al di là delle bellissime riprese e di una performance attoriale coinvolgente, Gli anni più belli vive di aspettative mai realizzate, se non in quella corsa per le scale di Gemma e nel ritrovo dei tre amici tra un Sassicaia e il vino della casa.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagini di copertina: Andrea Miconi © All rights reserved
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