di Alessia Agostinelli

In Italia, si sa, si prosegue sempre un passo avanti e due indietro. In un passo del grillo senza sosta, anche nel mondo del cinema passiamo da buone promesse per il futuro come Favolacce dei fratelli D’Innocenzo, allo sconforto portato da Sotto il Sole di Riccione, esordio dei YouNuts! con la sceneggiatura del patrono dei film vacanzieri, Enrico Vanzina, fino al fastidio che ispira Gli Infedeli.  

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Valerio Mastandrea è Favini in una scena del film

Perché se possiamo depenalizzare Sotto il Sole di Riccione per il cast giovane (a eccezione dei camei da Sapore Di Mare di Isabella Ferrari e di un infiacchito Andrea Roncato), inconsistente fino alla noia e dall’afflato decisamente breve come la stagione estiva, non si può essere altrettanto magnanimi per Gli Infedeli. Come per Sotto il Sole di Riccione, anche dietro Gli Infedeli c’è Netflix, che lo ha lanciato sulla sua piattaforma lo scorso 15 luglio.

Netflix ha infatti investito in un omonimo remake del film francese del 2012. Gli Infedeli è stato affidato a Stefano Mordini (Provincia Meccanica, Il testimone invisibile, Acciaio), qui alle prese con la sua prima commedia. Sullo schermo due ever green del cinema italiano, Riccardo Scamarcio (in veste anche di sceneggiatore e di produttore, con la sua Lebowski, Indigo, HT Film e Rai Cinema) e Valerio Mastandrea. Presenti senza gloria anche Laura Chiatti, Massimiliano Gallo, Valentina Cervi e Marina Foïs, che interpreta forse l’unico personaggio degno di attenzione.

Gli Infedeli segue una struttura ad episodi ed orbita intorno ad un unico, estenuante, concetto: gli uomini sono degli animali. Fedigrafi, bugiardi, manipolatori e insicuri: tutti gli stereotipi di genere traboccano in una commedia che sa di tragedia umana.  Se il primo vero episodio, con amici di vecchia data riuniti per cena, sembra ammiccare alle atmosfere di Perfetti sconosciuti, il film si sposta subito verso altri porti, e derive.

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Marina Foïs in una scena tratta dal film

Gli Infedeli cerca infatti di strizzare l’occhio alla Commedia all’Italiana de I mostri e I nuovi mostri, ma senza raggiungere i risultati della tradizione cui attinge. Dimentico di un tratto essenziale della commedia degli anni 50-60, il suo sguardo cinico ma intelligente sulla società italiana, il regista dirige un film confuso, incompleto, dai dialoghi del tutto prevedibili e banali.

Se Les infidèles, composto da sette episodi diretti da altrettanti registi, non brillava per coerenza e compiutezza, la narrazione di Mordini rimane più coesa. Eppure non ha nulla da invidiare alla volgarità dell’originale (basti dare un’occhiata alla locandina originale de Les infidèles).

In quattro episodi si dipanano storie di ordinaria infedeltà e spesso straordinaria trivialità, che mantengono i volti familiari di Scamarcio e Mastandrea. Da un’escalation di rivelazioni di una coppia apparentemente felice ed appagata, ad un venditore che durante una convention di lavoro tenta disperatamente di avere una relazione extraconiugale, Gli Infedeli riecheggia della volgarità non tanto delle gag e dell’immagine, ma del linguaggio e del pensiero. Lo fa restituendo una visione disfattista e qualunquista delle dinamiche relazionali, in cui a vincere sono i più furbi, coloro che sanno scoprire gli inganni, tesserli, o assecondarli.

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Massimiliano Gallo, Valerio mastandrea e Riccardo Scamarcio in una scena del film

Con Gli Infedeli, lo spettatore si trova ancora una volta difronte ad una concezione manichea della realtà. Donne contro uomini che reiterano la ben nota dinamiche delle vittime e dei carnefici. Gli infedeli vive infatti dei luoghi comuni più disarmanti riguardo il tradimento maschile; gli uomini tradiscono per istinto, ma la donna per sentimento per poi finire, inevitabilmente, con l’innamorarsi.

Pur ridicolizzando gli stereotipi dell’uomo cacciatore, il film non offre alcuno spunto o riflessione degni di nota sulle tematiche rappresentate. Rappresentando un paradigma ridicolo e stereotipato, non ci sono risate, tantomeno riflessioni progressive.

Il risultato é dannoso per entrambi i sessi. Le donne sembrano vincere solo quando riescono a raggiungere i mariti nei tradimenti, o ad assecondarne le fantasie, altrimenti sono solo mogli sull’orlo di una crisi di nervi. Gli uomini, presentati come machi in cerca di emozioni. Questi si rivelano insicuri e gelosi della propria moglie, come se questa fosse di loro proprietà, o altrimenti machiavellici manipolatori senza anima. Dulcis in fundo, l’episodio peggiore é infatti quello conclusivo. Quello con una Laura Chiatti che sospetta il tradimento di Scamarcio, lo segue e crede di averne smascherato i misfatti.

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Valerio Mastandrea in una scena tratta dal film

Ma tornata sugli stessi luoghi con il marito per mostrargli le prove, viene fatta passare per una pazza, una donna malata, in preda ad allucinazioni. Ancora una volta si restituisce dunque una visione gretta e meschina dell’uomo. Una visione che non lascia alcuno adito alla satira, e neppure al semplice umorismo, solo allo sconforto.

Privo di mordente e situazioni brillanti, Gli infedeli pecca di personaggi piatti e monocorde, macchiette che non lasciano il segno nell’immaginario dello spettatore. Sottotono le interpretazioni femminili, così come i loro personaggi, dimenticabili quelle maschili.

In conclusione, un film riuscito come il make-up da calvo di Mastandrea in un episodio del film. Sentivamo il bisogno di questa commedia? No. Ma il ballo continua e noi speriamo nel prossimo passo del cinema Italiano.

VOTO: 🌊🌊🌊/10
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