di Emma Maria Dinuzzi

Los Angeles. Gloria (Julianne Moore) è una donna di mezz’età, con un matrimonio alle spalle e un lavoro che le consente di vivere una vita agiata. È una madre e una nonna attenta, una donna solare che si prende cura della propria persona e che, di tanto in tanto, si concede qualche serata (con qualche scappatella) sulle piste da ballo in un club per single. È proprio qui che, una sera, incontra Arnold (John Turturro, il Guglielmo da Baskerville de Il nome della rosa, dal 4 marzo su Rai 1), un uomo di mezz’età, single, distrutto da un divorzio, con un’ex-moglie e due figlie che non gli lasciano scampo. Tra i due nasce un’intesa, accomunati come sono da un passato che pesa, in particolare, per Arnold che non riesce ad allontanarsene e a cui sembra, invece, tornare con insistenza. Questo continuo guardare al passato, tuttavia, è nocivo per Gloria che “grida” di essere ascoltata.

Vera protagonista di questo film è la musica anni ’70 e ’80 (prima fra tutti la famosissima e fortunatissima Gloria di Umberto Tozzi, nella versione di Laura Branigan) che accompagna le scelte e gli umori della protagonista femminile.

Gloria lotta per affrontare la vita al meglio delle sue possibilità, incassando tutti i colpi che il mondo e la vita le ha riservato, trovando sempre la forza di rialzarsi e ballare sulle sue stesse rovine.

Dopo l’ennesimo round perso con la vita, ormai al tappeto, Gloria prova a respingere, con forza, i cambiamenti che sembrano presentarglisi e che, tuttavia, trovano sempre il modo di tornare a bussare alla sua porta. Per Gloria, non ha più senso ballare se non ha nessuno con cui farlo. Ma il cambiamento continua a bussare, insistente, alla sua porta, fin quando quella porta, Gloria, non decide di aprirla e, dunque, di aprirsi, di abbandonarsi al piacere, alla bellezza della vita, a quello psicologico e carnale.

Gloria riprende a danzare e, questa volta, decide di farlo da sola.

Con Gloria, Sebastian Lelio ripropone una nuova versione di sé che, guardando alle pellicole precedenti come Una donna fantastica (Premio Oscar come miglior film straniero nel 2017) e Disobedience (2018), stupisce per il suo voler essere una semplice commedia romantica, limitandone gli aspetti da drama, che pur non mancano, e allontanandosi di gran lunga dalle pellicole precedenti il cui spessore è notevole.

Nel complesso il film di Lelio si presenta senza troppe pretese e riesce, infine, a strappare qualche risata (qualcuna piuttosto amara).

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10