Premiato con l’Orso D’Argento alla 69ª edizione del festival di Berlino, il nuovo film di François Ozon racconta la vera storia di Alexandre, François, Emmanuel e di tutte le vittime che tra gli anni ’80 e ’90 hanno subito abusi da padre Preynat. Il talentuoso regista francese è noto per le sue opere “scomode” e controverse.

Ménochet, Eric Caravaca, Swann Arlaud e Melvil Poupaud in una scena del film (©Jean-Claude Moireau)

Un esempio è lo scalpore che causò la scena di Doppio Amore, dove il protagonista veniva sodomizzato con uno strap-on. Ma con Grazie a Dio siamo lontani dal quel genere di clamore, qui i fatti percorrono la strada del vero, di una storia che ha scandalizzato la Francia e di un processo ancora in atto.

È Il caso Spotlight francese, in cui il punto di vista è quelle delle vittime e non dei giornalisti. Alexandre (Melvil Poupaud) è un uomo di successo, vive a Lione con la moglie e i figli. Il passato è alle spalle. Scoprire che il prete dal quale era stato molestato da piccolo lavora ancora a contatto con i bambini, lo porterà ad agire. Il testimone passerà nelle mani di François (Denis Ménochet), che metterà in atto una vera e propria battaglia, mediatica quanto giudiziaria.

Insieme a Gilles (Eric Caravaca), Emmanuel (Swann Arlaud) e lo stesso Alexandre si farà luce sulla nube di silenzi e omissioni della chiesa di Lione. Tutti loro dovranno fare però i conti con i traumi del passato e le ripercussioni nel presente.

Swann Arlaud e Josiane Balasko in una scena del film (©Jean-Claude Moireau)

Il film si apre con il cardinale Barbarin, l’uomo viene ripreso di spalle mentre celebra le funzioni ecclesiastiche sulla cima della Basilica di Notre-Dame de Fourvière. È una scena non priva di bellezza e potenza espressiva. Viene delineato fin da subito il potere della chiesa sulla città di Lione. L’intenzione di Ozon non è però quella di condannare la chiesa, ma di mostrarne le contraddizioni e gli scheletri nascosti.

“Pedofilo, non mi piace quel termine”, queste le parole di Barbarin. Un timore, quello del cardinale, che non colpisce Ozon quanto i personaggi. E allora parole come pedofilia e pedofilo vengono pronunciate senza paura e con semplicità. Questa è la forza spiazzante del film: il racconto sugli abusi non viene contaminato dal melò o dalla suspense (caratteristica di molto cinema). Il carico emotivo poggia interamente sulle conseguenze delle azioni dei personaggi.

Le lettere, le mail e le parole sono reali. Esse vivono attraverso la voice-over dei personaggi. Il fuori campo (reale) si fonde con le vicende in atto (semi-finzione), in un gioco che mescola passato e presente, emozioni e azioni; tutto vive nell’immagine. Grazie a Dio si avvale anche e soprattutto dell’ottima recitazione dell’intero cast. Gli attori sembrano aver provato sulla loro pelle gli abusi dei personaggi che interpretano.

Melvil Poupaud nei panni di Alexandre Guérin (©Jean-Claude Moireau)

Le figure femminili sono il punto di forza dei personaggi. Come nelle realtà, esse condividono pienamente la battaglia dei propri partner. Il loro sostegno è puro e incontrastato. Ad un livello rappresentativo Ozon compie un netto ribaltamento, dal soggetto femminile a quello maschile. Spesso e volentieri, nel cinema, è la donna ad esser protagonista di questo genere di racconto e del mondo delle emozioni e dei sentimenti. Al contrario il film mette in gioco la fragilità dell’uomo in un’eccellente decostruzione della stereotipata virilità maschile, relegata spesso all’action.

Grazie a Dio contrasta a pieni polmoni i tabù della chiesa e del nostro tempo. Funge da cassa di risonanza per tutti coloro che chiedono una maggior assunzione di responsabilità da parte della chiesa. Il film grida ad alta voce ciò che fino a poco tempo fa veniva solo sussurrato in gran segreto.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Immagini di copertina: ©Jean-Claude Moireau
© riproduzione riservata