di Christian D’Avanzo

 

Il film ci vuole mostrare com’è cambiata la vita dei protagonisti dopo i tragici eventi della notte del 31 ottobre 1978 (esattamente 40 anni dopo). Jamie Lee Curtis ritorna nei panni di Laurie Strode per affrontare nuovamente il vecchio serial killer Michael Myers. Mentre lui non risulta essere cambiato affatto, lei è un’anziana traumatizzata, agorafobica e ossessionata dall’uomo che cercò di ucciderla anni prima. Il destino li rifarà ricontrare e scontrare nuovamente, solo che questa volta Laurie sembra essere molto più preparata rispetto al loro primo incontro.

La locandina del film

Innanzitutto diciamo subito che si tratta di un seguito diretto, quindi non avete bisogno di recuperare nessun altro film della saga, oltre il primo chiaramente. Alla regia troviamo David Gordon Green, regista poco conosciuto e questo lo si evince anche guardando il film, dato che con la macchina da presa non riesce ad avere nessun guizzo particolare ma si limita ad essere molto semplice ed elementare; inoltre cerca di essere anche molto citazionistico, con risultati però differenti (alcuni omaggi funzionano, altri meno). La colonna sonora è senza dubbio un elemento vincente del film, non a caso è stata composta da Carpenter in persona, che è anche produttore. Le musiche riescono a variare a seconda delle scene e delle atmosfere, mentre nel primo film c’è quasi sempre il classico motivetto e basta. Peccato però che il regista non sia riuscito a dare una propria estetica alla pellicola, come invece avevano fatto in precedenza sia Carpenter (con un’estetica elegante) sia Rob Zombie nel suo reboot (con un’estetica più sporca e violenta). Tuttavia la regia non è l’unica cosa a non risultare originale (sono anche state riproposte inquadrature del primo film), è proprio il film in sé a non spiccare e a non aggiungere nulla in più alla saga, che si era già persa con i seguiti passati. Green non riesce a farlo suo, non riesce ad andare oltre i clichè del genere e a stravolgere il pubblico con qualcosa di nuovo; persino Rob Zombie era riuscito a fare il film “suo”, dandogli una propria estetica e dando nuova linfa alla saga, per quanto “Halloween: The beginning” e il seguito siano indubbiamente discutibili per varie ragioni.

Segnaliamo che durante la narrazione, viene smentito da un personaggio il possibile legame di sangue tra Michael e Laurie, che invece era stato proposto in altri film come ad esempio l’Halloween di Rob Zombie, dove i due sono proprio fratello e sorella.

Sebbene questo sia un grande dilemma che affligge molti fan da anni ormai, non è l’unico punto del film che può far discutere. Ad esempio qui non viene fatto quasi mai riferimento alla possibilità che Michael sia il male puro incarnatosi in un uomo molto grosso e forte, anzi sembra quasi che come nel film di Zombie, si lasci intendere che sia un essere umano e basta.

Altra cosa che fa parlare molto di sé è la scena in cui Michael, entrato in un appartamento, decide di lasciar perdere un neonato che piange, lo guarda a malapena ed esce come se nulla fosse. C’è chi sostiene che questo non sia da lui e chi invece suppone che l’assassino punisca le sue vittime uccidendole brutalmente, perché peccatrici; secondo queste persone, Michael nella sua visione è un punitore che ha il compito di liberare il mondo dal male, che però non appartiene a un neonato. Il piccolo quindi è innocente e puro, ed è per questo che Myers non lo tocca nemmeno (lo stesso killer ha iniziato a uccidere a sei anni, dunque è plausibile sia quella l’età in cui si inizia a peccare, sempre secondo la sua visione).

Arriviamo a parlare della sceneggiatura. Abbiamo già parlato ampiamente di Michael Myers, ora passiamo agli altri personaggi. Grande prova attoriale della Curtis, ma il suo personaggio non riesce mai ad evolversi, resta sempre imprigionato nel suo essere continuamente ossessivo e pessimista, non ha mai un dialogo degno di nota che possa restare impresso nella mente degli spettatori dopo il film. Per quanto sia interessante, la psicologia di Laurie e della sua famiglia non viene mai approfondita abbastanza e il risultato non può che essere superficiale.

Sicuramente è una pellicola che ci mostra la forza delle donne, che possono essere più astute e forti degli uomini; Laurie trasmette la sua forza e la sua determinazione alla figlia e alla nipote, ciò ci viene mostrato anche con dei flashback sulla difficile infanzia di Karen Strode, ma non basta. Alcuni personaggi dicono e fanno cose non esattamente logiche, alcuni a volte sembrano anche stupidi, altri invece, che sembrano avere una certa importanza, spariscono.

La trama è in parte scontata, questo perché, come abbiamo già detto, Green non va oltre i clichè del genere slasher, di cui tra l’altro l’Halloween di Carpenter è fondatore; basti pensare alla final girl, ossia l’ultima ragazza sopravvissuta che arriva a scontrarsi con il killer (in questo caso Laurie) alla fine del film. Il sostituto dello psichiatra Sam Loomis è una macchietta; nel film si dice che era un suo allievo e ha preso in cura Myers, però ne è ossessionato ed è questo il difetto di questo personaggio che risulta essere alla fin fine fuori luogo.

Il finale? A tratti funziona.

Un climax ascendente che trasmette molta tensione ma che alla fine si perde nella sua poca chiarezza, tanto che lo spettatore si chiede “Ma è finito?”, “Che avrà significato?”. Insomma anche il finale, che nel primo film invece è a dir poco autoriale e simbolico, qui è commerciale.

In conclusione, consigliamo o meno la visione di questo secondo capitolo di “Halloween”? Sì e no. Il film riesce ad intrattenere e si lascia guardare, ciò nonostante per i motivi di cui abbiamo discusso fin ora, non riesce nel suo obiettivo (da un film di “Halloween” ci si aspetta qualcosa di più del solo intrattenimento). Vi invitiamo ovviamente a vederlo per farvi una vostra idea, perché comunque resta un film dignitoso, ma semplicemente non ha nulla di innovativo, non è autoriale, ha delle pecche per quanto riguarda la sceneggiatura e quindi risulta deludente. Effettivamente fare un seguito di Halloween è molto difficile, ed è per questo che potevano benissimo lasciar perdere e far terminare tutto con il finale simbolico del primo film. Purtroppo il fine ultimo di questo seguito è stato il guadagno e in questo caso si nota moltissimo la sua natura prettamente commerciale.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊, 5 /10

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