di Axel Caponio

Forse davvero ciò che un tempo sarebbe apparso come un lontano e immotivato presagio finirà per rappresentare la nostra unica realtà, un nuovo, futuristico modo di vivere la vita e le relazioni tra individui.

Si cela dietro questo paradosso, il virtuale che scalza il reale, l’essenza di Her, una pellicola impalpabile e delicata in cui si respira la solitudine e l’incomunicabilità di uomini e donne di una società civile non molto lontana dalla nostra, esseri umani che il filosofo Leibniz avrebbe definito “monadi”, entità chiuse in una ampolla di vetro, prive di finestre, che faticano ad entrare in contatto con l’esterno, implose in un solipsistico dolore reso da immagini e pensieri in dissolvenza, musiche oniriche, sguardi silenziosi, quasi fossimo pesci in un acquario artificiale.

© Warner Bros.

Her non dà risposte. Piuttosto fa domande, ci costringe a riflettere sulle relazioni poco autentiche e sulle emozioni surrogate che fanno da costellazione alla nostra vita.

E’una ri-scrittura,ineluttabile ed irreversibile, della mappa dei nostri sentimenti, una  costruzione dell’amore priva di carne e ossa, una riflessione sull’assenza del limite corporeo e della finitezza di un’esperienza.

Il protagonista, Theodore, interpretato da un intenso e sognante Joaquin Phoenix, è uno scrittore che vive a Los Angeles, convive con il dolore di un matrimonio finito e non sa darsi pace. A lui hanno delegato un compito necessario e di cui più nessuno vuol farsi carico: scrive per professione lettere d’amore commissionate da innamorati che non sanno più usare le parole per esprimere i propri sentimenti.

In un universo in cui i nostri sistemi operativi regolano la giornata e le operazioni della nostra quotidianità, entrano in contatto con noi e guidano le nostre azioni, l’incontro tra lo scrittore Theodore e Samantha, sua versatile realtà aumentata, curiosa della vita degli umani, voce senza corpo dal timbro caldo e sensuale di Scarlett Johansson, diverrà occasione di conoscenza per entrambi del mondo dell’altro.

In questo modo Samantha e Theodore coltiveranno una storia che si rivelerà  giorno dopo giorno sempre più complessa fino a diventare impossibile.

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Chiediamoci cosa sia l’amore. Uno scambio di vissuti tra infinite possibilità di conoscenza, un flusso di energie vitali, forse un contatto astratto. Quali e quante forme può assumere l’amore? Qual è la sua essenza? Ci si può innamorare di una voce?

Entrando in contatto con il mondo di Samantha, Theodore farà un’amara scoperta: l’impossibilità di pretendere per sé un rapporto d’amore esclusivo, la negazione del suo umano bisogno di intimità, del circoscrivere un limite, castrato dalla vastità dell’universo virtuale e delle possibili esperienze nelle quali Samantha è immersa. Entrare in contatto con l’invisibile e l’intangibile può rappresentare una chance, una splendida risorsa. Ma a ben vedere anche l’amore ha bisogno di confini. Il rischio opposto è perdersi, per sempre.

 

Voto: 7,5/10

 

Immagini di copertina: © Warner Bros.
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