Una “figura tragica”, così Werner Herzog definisce Mikhail Gorbaciov, l’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Su questo assunto costruisce il proprio documentario, la sua storia sull’uomo prima del politico.

In Herzog incontra Gorbaciov, il regista plasma il proprio eroe da ciclo arturiano: dalle povere origini fino all’ascesa nel partito comunista.

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Werner Herzog e Mikhail Gorbaciov in una scena del loro incontro (Photo by 2019 I Wonder Pictures)

Ne ricalca le virtù, ne loda i successi e lo porta su un piatto d’argento fino alla fine. È il suo mito, colui che, come afferma, ha permesso la caduta del muro di Berlino e la riunificazione della Germania, e per questo gli sarà sempre grato. Gratitudine e affetto permeano l’intero documentario, sono la linfa con cui il regista da forma alla propria storia. Herzog incontra Gorbaciov è l’elogio ultimo al grande uomo, a colui “che ci ha provato”.

Perché sì, Gorbaciov ha provato a riformare l’URSS, prima con la perestrojka e poi con la glasnost’. Il suo intervento politico ha portato, oltre alla riunificazione della Germania, alla fine della guerra fredda e allo smaltimento di armi nucleari a piccolo e medio raggio. Ma in patria viene visto con odio, su di lui viene fatta cadere la colpa della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma non era questo il suo volere, e durante l’intervista lo rimarca più volte.

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Il dono di cioccolata che il regista tedesco regala a Gorbaciov durante il documentario (Photo by 2019 I Wonder Pictures)

“Noi volevamo portare la democrazia in Russia”

Un sogno, quello di Gorbaciov, che si estendeva ad un’Europa unita e ad un mondo senza armi nucleari. Pensiero che trovava barriere con alcuni capi di stato come Margaret Thatcher, fervente sostenitrice del nucleare. Ma quel sogno ha trovato grandi ostacoli, e Gorbaciov porta il peso di quello che definisce un grande fallimento, perché “poteri più grandi” non gli hanno permesso di portarlo a termine fino in fondo.

Non gli hanno dato il tempo, dice, e per realizzare qualcosa di così grande ce ne voleva molto. Herzog alterna immagini di repertorio, interviste ad ex esponenti del mondo politico e l’incontro con il suo protagonista.

Quest’ultimo schiva le domande del suo interlocutore come fossero pallottole, e devia verso risposte a lui più congeniali. Non riusciamo a comprendere quanto Gorbaciov si voglia rivelare ad Herzog. Sembra esistere un velo tra i due, un amore a senso unico dove è proprio il regista a soffrire.

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Una delle interviste interne al documenatio (Photo by 2019 I Wonder Pictures)

Herzog incontra Gorbaciov risulta infine un documentario atipico nella prolifica e stupenda carriera di Herzog. La sua è una filmografia graffiante, a tratti surreale. Fiction e realtà vengono mescolate da un senso estetico ben preciso, i suoi sono i documentari delle grandi imprese, della natura selvaggia e dei personaggi atipici. Prendiamo ad esempio film come Fata Morgana, Grizzly Man o Fitzcarraldo. Herzog è Herzog, non esiste niente di simile.

Il regista tedesco non sembra essersi mai piegato alle emozioni, anzi ha sempre percorso i fatti nei suoi documentari, rimanendo sempre fedele ad una propria visione del mondo e del cinema come mezzo espressivo. Qui, invece, qualcosa è cambiato, e Herzog incontra Gorbaciov, sembra deviare dal solito percorso. Ma, come spesso accade, davanti ai nostri miti si cede all’emozione.

Il regista e Mikhail Gorbaciov in una scena del documentario (Photo by 2019 I Wonder Pictures)

E allora, forse, il regista cede un attimo ad essi per realizzare qualcosa di suo; è la sua visione, è la sua intervista a Mikhail Gorbaciov che ha deciso di condividere con il suo mezzo espressivo, il cinema. Infatti non manca quella narrazione tipica, con la sua voce fuoricampo mentre commenta immagini lontane nel tempo, a tratti con spiccato umorismo.

Non è l’Herzog che abbiamo imparato a conoscere, forse non al meglio di sé, ma comunque capace di portarci dentro le stanze di un premio Nobel per la pace, di uomo che ha cambiato la storia.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagini di copertina: (Photo by 2019 I Wonder Pictures)
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