La pellicola s’ispira liberamente al dramma shakesperiano Enrico V, che a sua volta era stato scritto dal Bardo riprendendo fatti realmente accaduti. Netflix ricorre alla già collaudata coppia Michôd e Joel Edgerton (che è anche uno dei protagonisti) per la sceneggiatura, con risultati apprezzabili.

Presentato fuori concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia il 2 settembre, è stato rilasciato l’11 ottobre in alcuni cinema selezionati negli Stati Uniti, per poi approdare su Netflix il 1° novembre.

Timothée Chalamet è Hal/Enrico V (curiosità: Hal è anche il suo secondo nome) e lo conosciamo quando è ancora un giovane scapestrato, più avvezzo ad alcool e donne che alle pratiche reali. È il primogenito di Enrico IV (Ben Mendelsohn, che torna a lavorare con Michôd) che, tuttavia, non lo indica come erede: i due si disprezzano a vicenda perché molto diversi per carattere e inclinazioni. Così mentre il padre è belligerante e interessato solo agli affari di stato, il figlio si fonde con lo spirito del popolo e detesta la guerra.

Timothée Chalamet, © YouTube

La morte del fratello minore Tommaso (Dean-Charles Chapman, alias Tommen de Il Trono di Spade), designato come futuro re, lo costringe ad intraprendere quella strada quando viene a mancare il padre, diventando Enrico V.

Il re si trova ad affrontare le conseguenze delle sanguinose battaglie condotte dal padre, dal quale vuole distanziarsi, riportando la pace e unendo il regno. Ci prova, fa errori, ci riesce nonostante tutto: nonostante i tradimenti, i segreti, nonostante fare il re voglia dire essere solo e non avere qualcuno che possa aiutarti per esperienza vissuta.

L’unica “spalla” (su cui piangere) è quella di Joel Edgerton che interpreta l’amico fidato John Falstaff (personaggio di fantasia inserito da Shakespeare), consigliere e abile stratega, insieme a lui nell’alcool, nelle gioie e nei dolori, insieme anche nella guerra contro la Francia. Il Delfino di Francia è Robert Pattinson con tanto di accento francese e parrucca bionda: arrogante, provocatorio, esibizionista e crudele il suo Luigi, caratteri che traspaiono nonostante la performance non del tutto convincente dell’attore inglese.

Il poster americano del film, © Netflix

Lo scontro tra le due teste coronate è la famosa Battaglia di Azincourt, dove ha luogo un discorso epico e incoraggiante di Enrico, à la Signore degli Anelli, unico momento da kolossal hollywoodiano epico che il regista si riserva: tutta la battaglia – così come le altre nel film – rimane impressa per il realismo, dove non tutti gli affondi vanno a segno, dove si cerca di sopravvivere come si può, con ogni mezzo possibile, non con le tipiche battaglie coreografiche né azioni epiche da cavaliere dalla bianca armatura a cui siamo abituati.

Non si può non notare (se si è fan de Il Trono di Spade) un’inquadratura dall’alto di Edgerton durante la battaglia, inquadratura omaggio all’ormai celebre Battle of Bastards.

Le due ore di film scorrono via fino all’incontro tra Enrico e la futura moglie Caterina di Valois (Lily-Rose Depp), che sebbene compaia solo in tre scene, dimostra efficacemente l’influenza che avrà sul marito, grazie alla sua forte personalità. Poco è lasciato al romanticismo, ma si intravede in modo chiaro l’intesa che si va a toccare e a creare tra i due.

L’Enrico di Chalamet è irrequieto, dubbioso, ha rimorsi e insicurezze, giovane (l’attore è più giovane rispetto agli Enrico di Laurence Olivier e Kenneth Branagh) ma non per questo meno convincente nelle sue indecisioni, nelle espressioni, nell’essere uno dei re più famosi della storia inglese.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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