Cercare di adottare un nuovo sguardo non solo nei confronti della realtà, ma anche verso il cinema. Uno sguardo che possa essere sospinto non dalle abitudini, dalle convenzioni e dai pregiudizi, bensì dalla bellezza, dai valori e dai sentimenti. Questo è l’obiettivo del regista Michel Ocelot (Kirikù e la strega Karabà, Azur e Asmar), che attraverso i suoi film animati tenta di indagare nuovi orizzonti della visione, tra tradizione e innovazione. La narrazione, semplice ed immediata, seppur non povera di profondità, scorre sui binari di una forma sperimentale e ricca di suggestioni, capace di rinnovare la bellezza grafica delle silhouette di Lotte Reiniger nell’epoca delle tecnologie digitali.

Dilili a Parigi, ultimo film di Ocelot, vincitore ai premi César come miglior opera d’animazione, pure immerge lo spettatore in un mare di raffinatezza e piacere conferendo all’immagine una gioiosa e accesa policromia, una bellezza pittorica data dalla apparente fissità delle silhouette, una ricchezza cromatica e figurativa conferita dall’unione tra il disegno e le tante fotografie di Parigi.

Fonte: US – Ufficio Stampa e BIM DISTRIBUZIONE

Il film infatti non è che un tour artistico, sociale, politico ed esistenziale nelle atmosfere tanto stereotipate quanto perennemente affascinanti della Belle Époque parigina. Dilili è una piccola kanak meticcia che decide di scappare verso la Francia divenendo discepola dell’insegnante anarchica Louise Michel. Oggetto di sguardo esotico da parte dei borghesi, la bambina diviene soggetto guardante quando conosce il facchino Orel, che la porta a conoscere la città, così come il suo ambiente artistico e culturale, in quegli anni abitato dagli impressionisti, da Toulouse-Lautrec, Sarah Bernhardt, Erik Satie, Marcel Proust, ecc. I due non si limitano solo a guardare, ma anche ad agire, quando decidono di sventare il complotto dei Maschi Maestri, che rischia di gettare Parigi nel caos.

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Ebbene, se l’immagine vuol essere incanto e meraviglia per lo sguardo, il contenuto non farà che supportare queste sensazioni per mezzo di una filosofia che promuove apertura mentale e riflessione su tematiche ancora scottanti per il nostro presente: l’immigrazione, il razzismo, la misoginia. E lo farà con leggerezza e tenerezza, esaltando il valore dell’arte e della cultura contro le barbarie dell’ignoranza e della violenza.

Un film adulto, con gli occhi sbarrati e la levità di un infante, che canta e racconta con dolcezza, e che chiude le palpebre della propria storia con la promessa di una vitalità tutta da ricercare, con impegno e altruismo.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Le immagini sono state concesse da US – Ufficio Stampa e BIM DISTRIBUZIONE
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