di Riccardo Careddu

Presentato alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, “La Ballata di Buster Scruggs” è il primo approccio antologico dei due registi che con un film costruito su sei episodi provano a rappresentare, sempre con il loro inconfondibile stile, una visione grottesca del selvaggio west. Il cinema americano ha sempre raccontato la pericolosità e la ferocia del vecchio west: dal capostipite del genere “The Great Train Robbery” ai film di John Ford, da “Ombre Rosse” ai “Magnifici Sette” fino ad arrivare agli spaghetti-western di Sergio Leone e alle rappresentazioni dei giorni nostri.

The Ballad Of Busters Scruggs. Copyright: Netflix

Il western è uno dei generi maggiormente riconosciuti e affermati della storia del cinema, nonché consolidato nell’immaginario collettivo di ognuno di noi e i vari film del genere hanno sempre rappresentato la sfida dell’uomo contro la natura e contro sé stesso. La conquista di un territorio sconfinato e immacolato quale era il Nord America di quegli anni, ha dato vita ad una pazza corsa per il possedimento delle terre e alla loro successiva unione. Persone da ogni parte del mondo hanno intravisto la possibilità di un nuovo riscatto, o ulteriore profitto, nel nuovo mondo. Ma tutti loro sono dovuti scendere a patti con l’altra faccia di tale conquista, la ferocia e l’avidità che ne sarebbero conseguite.

È da qui che nasce appunto l’ideologia della forza del singolo, l’uomo che se dotato di intraprendenza e ferrea volontà può ergersi al di sopra di tutti. Tale visione si incarna nel pistolero solitario: un errante, un cacciatore di taglie o un bandito. Ma un’unica amica accompagna il solitario e l’intera comunità, la morte. Una compagna di viaggio silente e invisibile ma sempre presente. Tangibile nella paura di coloro che sfidano i pericoli dell’ignoto e violenta quando giunge con una fredda pallottola.

La morte, quindi, permea l’intero genere – quanto la storia di quel periodo – come una protagonista senza volto. I fratelli Coen, consci di questo, strutturano su di essa l’intero film. Laddove il western è solo una cornice, intarsiata di altri generi come il musical o l’horror, la morte è il tema del quadro.

Il film si apre con un libro, al cui interno sono state scritte le storie che andremo a vedere. Un libro diverso da quello azzurro dei “C’era una volta…”: verde come le infinite praterie americane e soprattutto privo di qualsiasi happy ending. La prima storia, che porta anche il titolo del film, vede protagonista appunto Buster Scruggs, un allegro e canterino pistolero che, rivolgendosi direttamente in camera, racconta sé stesso mentre vaga di città in città portandosi dietro una scia di morti. Il personaggio interpretato da Tim Blake Nelson fa da perfetto apripista per le storie che andremo a vedere. Attingendo dal musical e dalla commedia grottesca viene messa in scena una visione stereotipata del pistolero e delle sue sfide all’ultimo sangue.

“Vicino ad Algodones”, secondo capitolo con protagonista James Franco, è il più fedele al genere e funge da racconto sull’ironia della vita. Ma sono le storie successive il vero corpus del film: “La pagnotta”, “Il Canyon tutto d’oro” e “La giovane che si spaventò”.

The Ballad Of Busters Scruggs, Ep. La pagnotta. Copyright: Netflix

La pagnotta”, grazie ad un’ottima scrittura, un montaggio suggestivo e alla recitazione di Liam Neeson e Harry Melling, è la storia con più carica emotiva di tutte. Vi sono molti silenzi carichi di significato, scanditi solo dagli spettacoli teatrali del giovane storpio che altro non è che un mero strumento con il quale il personaggio di Neesom tenta di andare avanti. Un strumento che, una volta scaduta la sua funzione può esser facilmente sostituito da un altro, come un presunto gallo in grado di fare i conti. Non sappiamo niente dei due personaggi, e qui entra in gioco la nostra immaginazione che porta a chiederci come si siano conosciuti e quale sia il loro passato. Non ci è dato saperlo, solo noi possiamo costruirlo, innescando così un processo emotivo altissimo. In loro, e in maggior modo nel ragazzo, potremmo trovare noi stessi, ricostruendo la loro storia potremmo mettere in gioco il nostro vissuto e il nostro essere. Così facendo, è lo spettatore a caricare la storia di emotività e non viceversa.

The Ballad Of Busters Scruggs, Ep. Il Canyon Tutto D’oro. Copyright: Netflix

I restanti episodi attingono direttamente dal genere per esser poi ricostruiti secondo lo stile coeniano.
Il Canyon tutto d’oro” riprende il tema della conquista del territorio, puro e incontaminato, e della ricerca dei suoi tesori nascosti, primo fra tutti l’oro. “La giovane che si spaventò” segue il filone dei lunghi viaggi sulle carovane e vede protagonista Zoe Kazan, una giovane donna che si ritroverà costretta ad affrontare il mondo impreparata e per la prima volta da sola.

The Ballad Of Busters Scruggs, Ep. La ragazza che si spaventò. Copyright: Netflix

Le spoglie mortali”, capitolo ultimo di questa antologia è forse il racconto più debole dell’intero film. Qui il west viene rivestito di abiti horror e veniamo a conoscenza degli ultimi cinque personaggi, che infine scopriremo essere delle anime accompagnate verso l’aldilà. Il cocchiere e la sua carrozza si presentano come la versione western di Caronte e della sua barca. “Non si ferma mai, è la regola”, così viene descritta la corsa forsennata della carrozza.

Non si torna indietro dalla morte, i cui enigmatici rappresentanti sono qui interpretati da Jonjo O’Neil e Brendan Gleeson. La morte chiude il racconto prendendo forma nella sua dimora, lontano dai territori violenti dell’uomo.

The Ballad Of Busters Scruggs, Ep. Le Spoglie Mortali. Copyright: Netflix

Ciò che si nota subito è la profondità di campo, con una cura dell’ambientazione sia davanti che alle spalle dei personaggi, che dà allo spettatore il senso di immensità del territorio e l’idea di quanto sia piccolo l’uomo al suo confronto. La fotografia di Bruno Delbonnel si presta bene ai vari toni delle storie, restituendo ad ognuna la propria identità. Inoltre, anche le musiche composte da Carter Burwell, noto per la sua collaborazione con i due registi, svolgono la stessa funzione, creando un filo conduttore con la filmografia dei Coen.

“La ballata di Buster Scruggs” è un film che a tratti sembra risentire della sua natura antologica, causando così dei cali di ritmo che rendono alcune scene quasi noiose e prolisse. La mancanza di un’unica storia, con la conseguente abolizione di una narrazione lineare, sembra rendere la visione molto lunga – il film dura più di due ore – ma alla fine se ne riesce ad apprezzare la totalità. Sarebbe interessante sapere come venga visto il film dallo spettatore a casa, vista la sua distribuzione sulla piattaforma streaming di Netflix, se nella sua totalità o con un capitolo alla volta in linea con la distribuzione di una serie televisiva.

Nel complesso, il nuovo lavoro dei Fratelli Coen è un prodotto colto, ben girato e recitato, in grado di proporre un genere consolidato e ribaltarlo secondo lo sguardo ironico e sarcastico dei suoi ideatori. Una sperimentazione, perché di questo si tratta, ben riuscita e dagli ottimi punti di riflessione.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5 /10

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