Natale è passato e il rubicondo Babbo anche quest’anno ha distribuito il suo carico di doni ai bambini, accontentando tutti come sempre. Sì, perché Babbo Natale è democratico, non rischia, non fa distinzioni: un piccolo regalo lo porta anche a chi non è stato bravo. Il vero giudizio arriva con la sua “rivale”, la Befana, che non solo decreta la condotta dei bambini (dolcetti ai buoni, carbone ai cattivi) ma fa finire anche le feste.

L’Epifania tutte le feste porta via

Quando arriva in sella alla sua scopa di saggina le vacanze sono finite, si torna a scuola. È forse per questo che negli anni la sua figura si è sempre più svalutata e il suo ruolo è diventato marginale? Si parla solo di Babbo Natale, eppure è lei la vera eroina nazionale, italiana doc, che sfida le intemperie per riempire le calze appese ai camini.
Quest’anno però c’è una Befana diversa in circolazione, quella interpretata da Paola Cortellesi nel nuovo film di Michele Soavi La Befana vien di notte, prodotto da Lucky Red e Rai Cinema, dal 27 dicembre in tutte le sale.

(Paola Cortellesi, Fonte: MyMovies)

Le scarpe rotte ci sono, la scopa pure, il naso grosso e brutto è presente così come non manca il sacco di doni da distribuire. Solo una particolarità la rende diversa: di giorno è Paola, una dolce e bella maestra. Faticosamente è riuscita a mantenere segreta la sua doppia identità per secoli, ma un errore del passato torna a sconvolgerle la vita quando Mr. Johnny,un misterioso produttore di giocattoli la rapisce. Egli altro non è che il bambino a cui vent’anni prima la Befana ha inavvertitamente rovinato l’infanzia che ora vuole vendicarsi, ma sei compagni di classe, scoperto per caso chi è veramente la loro maestra, cercheranno in ogni modo di impedirlo affrontando sulle loro mountain bike un’avventura che li cambierà per sempre.

Nicola Guaglianone (Jeeg Robot, Sono Tornato, Non ci resta che il crimine) firma una sceneggiatura originale e divertente, almeno sulla carta. La storia non è male e risente, per stessa ammissione di Guaglianone e del regista Michele Soavi (Dellamorte Dellamore, Rocco Schiavone) delle influenze di capolavori per ragazzi come E.T e I Goonies per quanto riguarda le atmosfere e ancor di più per le intenzioni. Gli elementi per un film diverso e non scontato, infatti, ci sono tutti e la storia è di quelle che stuzzicano la fantasia e l’immaginazione. Come se non bastasse, ha il pregio di far tornare in qualche modo il film di genere in un cinema, quello italiano, che ne è stato uno dei massimi esponenti.

(Odette Adado, Diego Delpiano, Cloe Romagnoli, Jasper Gonzales Cabal, Francesco Mura e Robert Ganea, Fonte: MyMovies)

 

Cos’è che non funziona, allora? Cos’è che non fa decollare il film, che lo blocca e non gli permette di elevarsi? C’è tutto, eppure manca qualcosa.

Una recitazione all’altezza, ad esempio, da parte dei bambini protagonisti. Ancorati a tempi rigorosi e rigidi, essi perdono la fluidità e la spontaneità che dovrebbe invece caratterizzarli e non si lasciano andare allo stupore vero, alla meraviglia, sembrando sempre non del tutto coinvolti nell’avventura che si trovano a vivere. Le biciclette da sole non bastano, così come non basta la stereotipizzazione del gruppo molto politically correct (l’asiatico bravo con l’informatica, il bambino sovrappeso, il bullo, la bella e il timido) a impregnarli dello “spirito di Spielberg”, che è quel non-so-che che manca.

Anche l’ambientazione deve fare i conti con un bipolarismo che ne intacca la credibilità: si passa da interni curati nei minimi dettagli a esterni la cui riconoscibilità cancella d’un tratto tutta la suggestione e l’aura fantastica. L’antro della Befana è praticamente perfetto, così come il quartier generale di Mr. Johnny che unisce giocattoli e inquietudine (anche se parziale) come da tradizione. I costumi, poi, meritano una menzione speciale: se il trucco della Befana è di una precisione che confonde le idee e le scarpe rotte il tocco di classe, è su Mr. Johnny/Fresi che la creatività si è superata. A metà tra un domatore di leoni e un generale di marina, il cattivo di turno suona, canta e balla con una leggiadria cartoonesca.

(Stefano Fresi è Mr. Johnny, ph. ComingSoon)

In un mondo di perfette Mary Poppins (l’uscita nei cinema in contemporanea con Mary Poppins – Il ritorno non è certo una scelta felice), però, si sentiva il bisogno della Befana popolare e femminista della Cortellesi, sempre in competizione con Babbo Natale al quale propongono pubblicità solo perché è maschio e alle prese con i problemi quotidiani di tutte le donne, compreso l’amore.

Qualche miglioria e accortezza in più era doverosa ma in un paese in cui non si fanno film per bambini, La Befana vien di notte rispolvera sogni assopiti e li alimenta con una storia che parla di educazione, di crescita e di amicizia. Forse non diventerà un classico per l’infanzia, ma è un film sicuramente coraggioso che prova a sperimentare qualcosa di diverso nella staticità del cinema italiano.

Voto: 6/10

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