di Emma Maria Dinuzzi

Con La vita in un attimo (in sala dal 14 febbraio 2019), Dan Fogelman (This is usGalavant, Cars) prova ad introdurci all’imprevedibilità della vita, narratrice inaffidabile, più dei protagonisti stessi, con esiti mediocri e l’effetto da frase del Bacio Perugina.

Will Dempsey (Oscar Isaac) e Abby Dempsey (Olivia Wilde) sono una coppia affiatata. Entrambi appassionati di cinema (di Quentin Tarantino in particolare) e musica. Lei, più di tutti, ama Bob Dylan e il suo Time out of mind, simbolo del “ritorno artistico” del cantante, dopo numerosi insuccessi. Dopo un’infanzia infelice, malinconica, segnata dall’assenza dei genitori morti prematuramente, anche Abby, come Dylan, cerca di ritrovare la sua dimensione ideale, la forza per “provare a raggiungere il paradiso” (Trying to get to Heaven, Bob Dylan, 1997), e la ritrova in Will che, di contro, trova in lei un punto fermo, nel caos della sua esistenza.

Fonte: mondofox.it

Le cose, per i due amanti, sembrano procedere bene: un matrimonio felice, una bella casa e una bambina in arrivo. Tuttavia, come Abby ben sa, la vita è imprevedibile, una narratrice inaffidabile (e abbastanza subdola): investita accidentalmente da un autobus, Abby muore sul colpo. Distrutto dalla perdita, Will cade precipitosamente in un baratro dal quale non riesce a risalire. Dopo mesi di ricovero e psicoterapia, decide di suicidarsi.

Siamo solo al primo capitolo di questa storia, che ne contiene cinque, tutti connessi tra loro e che prendono il via a partire da queste due tragiche morti e tutti narrati da una voce femminile sconosciuta.

Gioco di narratori inaffidabili che si muovono abilmente tra i cinque capitoli di questa storia, questa pellicola non ottiene l’effetto sperato, con il suo messaggio d’amore che deve poter elevarsi sopra ogni cosa, sul dolore stesso, cadendo in una retorica spicciola degna dei “migliori” biglietti di San Valentino che, di quel dolore “vitale” non ne fa strumento utile ma inutile cianfrusaglia.

Il tentativo di costruire più cornici narrative, sottolineate da sequenze che le definiscono come capitoli – alla stregua di un film di Tarantino – in verità non fa che dilatare i tempi su una storia, di per sé, lineare che senza tali cornici sarebbe un qualcosa di già visto, almeno in un centinaio di altre pellicole.

Fonte: filmandtvnow.com

Pensato per emozionare i più sensibili, questa pellicola in realtà perde la sua efficacia nei dettagli. Non si può sorvolare, neppur volendo, sulla discrepanza anagrafica tra i personaggi negli ultimi capitoli, in cui, tra genitori e figli, l’età si assottiglia sempre più fin quasi a diventare coetanei. Zii e genitori che restano sempre uguali a loro stessi, anche col passare del tempo (21 anni, per essere precisi, è il tempo della storia), con il rischio, alle volte, che sembrino persino ringiovaniti.

Nonostante la presenza di un cast degno di nota (Olivia Wilde, Oscar Isaac, Antonio Banderas, Annette Bening), La vita in un attimo resta un film per chi non ha grandi pretese, per chi vuole lasciarsi trasportare dal gioco di narratori e narrazioni, dai sentimenti incontrollati dei primi innamoramenti, senza, tuttavia, aspettarsi un gran finale a sorpresa.

Voto: 5/10

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