Con una media di più di 6 milioni di spettatori ad episodio è andato in onda il secondo capitolo de L’Amica Geniale – Storia del nuovo cognomeispirato al secondo romanzo della famosa tetralogia di Elena Ferrante.

Anche questa seconda stagione, prodotta da Rai e dall’americana HBO, andata in onda in anteprima mondiale su Rai Uno, è stata raccontata in 8 episodi, 6 dei quali diretti nuovamente da Saverio Costanzo.

Alice Rohrwacher è subentrata in 2 di questi, facendo diventare L’amica geniale un “family business”, come molti dei loro progetti: infatti la sorella Alba è la voce narrante, quella di Elena da adulta, mentre si rincorrono rumors sulla sua probabile interpretazione della protagonista, in età più avanzata.

Come si intuisce dal titolo, questa stagione dell’Amica geniale si è concentrata dunque sul nuovo stato civile dell’altra protagonista Lila (interpretata magistralmente da Gaia Girace): l’avevamo lasciata al termine della scorsa stagione al pranzo di nozze con Stefano Carracci, eppure già consapevole dell’infelicità che quel matrimonio le avrebbe portato.

Un matrimonio che ha condizionato la vita di tutto il rione di Napoli in cui le due giovani protagoniste vivono, economicamente e socialmente. A cominciare naturalmente da Elena “Lenù” stessa (un altro grande talento, quello di Margherita Mazzucco): le due amiche che hanno sempre vissuto tutto insieme, quasi in simbiosi, alternando momenti di amore e odio, si trovano ora ad affacciarsi alla vita adulta, alle conseguenze delle loro azioni, ad affrontare i loro demoni più nascosti.

È Lenù infatti a soccorrere e supportare l’amica, di ritorno dal viaggio di nozze dove Lila ha subito la prima violenza fisica e sessuale da parte del marito (Giovanni Amura). Con le sue qualità innate di delicatezza e dolcezza porta conforto, un balsamo sulla ferita, laddove Lila prova a reagire con le sue tipiche caratteristiche di irruenza e determinazione.

Lenù, con la sua bontà e l’ingenuità, tenta più di una volta di fare da mediatrice tra i due coniugi, ascoltando anche il punto di vista di Stefano e le sue “giustificazioni” per le violenze che perpetra nei confronti della moglie.

Abituata a vedere comportamenti di quel tipo sin dall’infanzia, crede che Stefano esprima il suo amore in modo estremo, tra l’altro aizzato dal carattere provocatorio di Lila, ma non ha dubbi che il suo sia appunto amore.

L’amica geniale

Gaia Girace e Margherita Mazzucco, photo credit: Eduardo Castaldo

Nel frattempo ella si sta incamminando in una strada diametralmente opposta a quella della signora Carracci: nonostante i tentennamenti, ottiene grandi risultati con lo studio, grazie anche al sostegno della professoressa Galiani (Clotilde Sabatino) insegnante di italiano, di Lila stessa e del suo amore (giovanile e mai dichiarato), il brillante Nino Sarratore (Francesco Serpico).

Se nella prima stagione sono solo accennati, è proprio durante questa che si capiscono pienamente i benefici della cultura e dello studio: Elena lo vede dapprima nel rione stesso, osservando i volti delle donne, poi ne ha diverse prove nel corso degli episodi.

Infatti è proprio attraverso la cultura che ormai si può accedere a un ambiente sociale diverso (siamo negli anni ’60), migliore di quello del rione, dove le donne hanno perso i loro connotati, si sono “cancellate” per adattarsi a quella vita, finendo per assomigliare ai propri mariti, mentre, invece, lo studio ti dona gli strumenti per affinare un cervello con cui pensare, ti fa emergere e ti dà la libertà.

E questo Lila lo sa benissimo da sempre e lo vede chiaramente una sera in cui partecipa ad un party organizzato dalla professoressa di Lenù: quelle qualità che avrebbe sempre voluto esercitare le vede sfuggire ancor più lontano da lei e di conseguenza la sua gelosia nei confronti della possibilità di studiare che ha avuto Lenù si fa sempre più acuta.

Il divario tra le due amiche si nutre anche dell’aspetto sentimentale e la causa è Nino Sarratore: un’estate ad Ischia vede il nascere della breve relazione clandestina tra lui e Lila, che finalmente scopre cos’è il vero amore.

Vediamo dunque le doppie estreme reazioni delle due ragazze in ogni situazione: dove la rabbia di Lila è urlata, quella della misurata Lenù è sempre tenuta a bada, benché ugualmente potente. Entrambe perdono un pezzo di loro stesse e dell’altra nella lontananza che intercorre tra loro e percorre una buona parte della serie.

Elena non è Lenù a Pisa, dove grazie ad una borsa di studio, riesce a iscriversi alla Normale: ormai donna, vive anche lei serenamente e pienamente la sua prima storia d’amore, dando modo soprattutto a sé stessa di capire chi è e quanto vale, anche e soprattutto fuori dal rione. Nonostante i suoi dubbi, i suoi “quasi”, a paragone con Lila, finalmente il suo carattere, la forza sotterranea e costante che la rappresenta le fanno conquistare l’ambitissima laurea (siamo alla fine degli anni ’60) e una proposta di matrimonio da Pietro Airota (Matteo Cecchi), figlio di un importante accademico.

Al rione invece, l’amico d’infanzia Enzo riaccompagna Lila a casa dal marito, dopo l’abbandono di Nino.

Lei è incinta, arrabbiata e delusa dall’ennesimo uomo, seppur mai sopraffatta da alcuno di questi. Anzi tutt’altro: il suo carattere indomito, orgoglioso e ribelle, sebbene causa dei rapporti frastagliati che intrattiene, è ciò che la rende in grado di sopportare tutte le avversità e ergersi sopra di esse, adattandole a suo favore.

Mentre Lila cresce suo figlio Rinuccio tra molte difficoltà, ormai libera anche di Stefano, la sofisticata e colta Elena partorisce il suo primo romanzo: è in quest’ultimo momento che Lenù vuole condividere la sua gioia con la sua amica e la trova affaticata e provata dal lavoro in una macelleria che la sfrutta. Elena ha tutte le ragioni per essere speranzosa: il suo libro pubblicato, il matrimonio prossimo, la vita fuori dal rione, gioie che si frantumano di fronte allo sguardo di Lila e al suo gesto di gettare al fuoco il quaderno delle elementari che aveva scritto e da cui Elena aveva preso ispirazione.

Elena e Lila, due ragazze forti e complesse, trasportate sullo schermo da due talentuose attrici che tutto sembrano tranne “debuttanti”: due fuochi connessi che si alimentano l’un l’altro ma che fanno luce anche da soli.

Due personaggi, le amiche geniali, che trapassano il tempo e la cultura, tanto da risultare vive e reali nonostante appartengano alla Napoli degli anni ’60: tutte ci siamo riconosciute a volte in Lila e nella sua rabbia distruttrice, a volte in Lenù, nella sua calma tolleranza, nel sorriso triste di Lila e nella gioia rivelatrice di Lenù, così umane, da sbucare da qualsiasi mezzo con cui ce l’abbiano presentate; che ammiriamo perché nonostante le violenze, i problemi, gli errori, sono portatrici di un messaggio di normalità e sana inadeguatezza al mondo, senza mai arrendersi ad esso.

L’amica geniale

Una scena della serie, photo credit: Eduardo Castaldo

Photo credit: Eduardo Castaldo
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