Last Christmas, diretto da Paul Feig (Le amiche della sposa), con sceneggiatura di Emma Thompson (che è anche una dei protagonisti) e Bryony Kimmings, vede Emilia Clarke nei panni della protagonista, la goffa e simpatica Kate e va ad aggiungersi alla lunga e corposa lista di pellicole natalizie. Con buone premesse per diventare un classico.

Natale 2017. Katarina, come la chiama mamma Petra (Emma Thompson) con orgoglio patriottico, una ragazza qualunque – che ricorda un po’ Bridget Jones per atteggiamenti e situazioni (non a caso, la Thompson ha partecipato anche alla sceneggiatura dell’ultimo film) – si è trasferita a Londra dall’ex Jugoslavia, quando era una bambina con promettenti doti vocali. Vent’anni dopo si è integrata tanto nel Regno Unito da farsi chiamare Kate ma non ha abbandonato il sogno di fare del canto una professione: così mentre lavora in un negozio natalizio come elfo aiutante di (Babbo) Natalia (Michelle Yeoh), Kate non rinuncia a fare provini canori inseguendo il suo sogno addobbata quanto le strade di Londra, che percorre con una valigia piena di adesivi del suo idolo, George Michael.

Scopriamo che tutta la sua vita è in una fase provvisoria, di passaggio: il lavoro nel negozio lo considera momentaneo, non ha una casa propria ma si fa ospitare dai suoi amici (da cui ogni volta è prontamente scacciata perché combina una sfilza di guai), ma non vuole tornare a casa dei suoi per non essere controllata dalla madre oppressiva, incappa in una delusione amorosa dopo l’altra ed ha una leggera assuefazione da alcol. Vi suona familiare?

È proprio questo uno dei punti forti del film: Kate potrebbe essere una di noi e vive una situazione in cui in molti potremmo riconoscerci. È giovane, non ha ancora capito chi è e cosa vuole, procede a tentativi, sbaglia, tuttavia non perde l’ottimismo e il senso dell’umorismo: inoltre, l’interpretazione di Emilia Clarke aggiunge quel qualcosa in più al personaggio da rendercelo simpatico e tifare per il suo lieto fine (e cosa vi aspettate da un film natalizio se non lieto fine e buoni sentimenti?).

Il poster di Last Christmas, fonte: Universal Pictures Italia

Mentre è al lavoro, scorge un ragazzo fuori dal negozio con gli occhi fissi in alto, Tom (Henry Golding). I due, dopo un’iniziale diffidenza di Kate, finiscono per passeggiare insieme per Londra. Fin da subito Kate lo descrive come un ragazzo fuori dall’ordinario. Tanto per cominciare non è vittima di uno smartphone, saltella per strada, il suo motto è “guarda in alto”, invece di stare attaccato al cellulare. I due iniziano ad entrare in confidenza e mentre scopriamo che lui lavora come volontario in un centro per senzatetto, capiamo anche che le difficoltà di Kate sono dovute ad un intervento chirurgico che ha subìto il Natale precedente: le è stato trapiantato un cuore che lei non riconosce e che il suo corpo fatica ad accettare. Quindi, naturalmente, anche lei si sente diversa ed è anche per questa ragione che la sua vita si è complicata: il rapporto problematico con la madre e la sorella Marta (Lydia Leonard) deriva anche dalla malattia e dal conseguente recupero, così come la sua sbadataggine al lavoro e la difficoltà a cantare. Per Kate c’è un prima e un dopo.

Eppure, è proprio con Tom che riesce a sentirsi nuovamente un po’ sé stessa, tanto da confidargli i suoi problemi e a riuscire ad entrare in una nuova fase, che la porterà ad aiutarsi e aiutare anche gli altri.

Mentre percorriamo un tratto dell’esistenza di Kate, incontriamo lo spettro (del Natale Futuro) della Brexit – che ahimè si concretizzerà due Natali dopo – e ascoltiamo i classici di George Michael e degli Wham! (il compianto artista aveva inizialmente collaborato al progetto) con un inedito “This Is How (We Want You to Get High)”, ma risultano come un sottofondo confuso che sembra inserito a caso e che non riesce a dare la meritata risonanza alla musica del gruppo e del cantante: la colonna sonora non prende le sembianze di personaggio.

Una scena del film, fonte: Universal Pictures Italia

Last Christmas è un film leggero, dal ritmo incalzante, impregnato del tipico umorismo britannico, con toni dickensiani e colpo di scena finale, più o meno previsto, dal tocco agrodolce. Nonostante alcune soluzioni facilistiche (un po’ troppo comodo risolvere con “a Natale siamo tutti più buoni”), il film non manca di carattere e si candida per entrare nei classici natalizi da rivedere negli anni.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Fonte immagini: Universal Pictures Italia, Wikipedia
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