Le nostre battaglie di Guillame Senez, che uscirà nei cinema il 7 febbraio distribuito da Parthénos, si immerge nei disagi della contemporaneità, non ponendo cesure tra contesto pubblico e privato, lavorativo e famigliare, anzi facendoli dialogare sullo sfondo di una società liquida che impone velocità e flessibilità, soffocando spesso nel silenzio un dolore intimo, un prolungato dialogo costruttivo.

Olivier – interpretato da un bravo Romain Duris – è il caporeparto di un’azienda di distribuzione che lotta, insieme al sindacato, per la dignità e il rispetto dei suoi lavoratori. Ma l’impegno e la dedizione non bastano: i duri standard di efficienza richiesti dal direttivo provocano il licenziamento di un collega più anziano e il suo conseguente suicidio. In casa le cose non vanno meglio: Laura, la moglie di Olivier, afflitta da una muta depressione, scappa, lasciando il marito solo ad occuparsi dei due piccoli figli.

Fonte: quinlan.it

Senez non riprende le battaglie nel loro caotico e sanguinolento svolgersi, ma è più interessato ai loro effetti, ai traumi provocati quando già il campo è coperto di soldati caduti, e la calma assorda la disperazione dei sopravvissuti. Così origini e causalità vengono lasciate da parte per lasciare il posto al momento in cui i patimenti affiorano sulla pelle dei personaggi, esternati dalle loro relazioni e dai loro affetti.

Proprio grazie a questo ripiegamento nella dimensione intima, Senez può operare una critica dei problemi odierni più che ideologicamente schierata, umanamente sentita. In un mondo sempre più digitalizzato e competitivo, il lavoro diviene pericolante ed estenuante, togliendo spesso speranze e tempo libero ai lavoratori. Problemi che si ripercuotono in famiglia, provocandone una dissoluzione voluta più dai genitori che dai figli: è la madre ad esprimere un disagio nei confronti del suo ruolo e della sua vita, ed è il padre ad esternare una chiara ignoranza nei confronti delle necessità e dei gusti dei suoi bambini.

Fonte: mymovies.it

Viviamo in un periodo, sembra dirci sottilmente il film, in cui non si è più capaci di dialogare, perché il tempo ci è sottratto dalle esigenze della macchina capitalistica, le parole da una morte degli ideali, il coraggio da una sfiducia sempre maggiore nell’essere umano. E allora per vincere le battaglie è necessario attuare un processo inverso a quello che porta alla diffidenza e alla paura, ritrovando il piacere della scoperta e della condivisione, professando fedeltà ai propri principi, dimostrando comprensione nei confronti di chi non ce l’ha fatta, augurandosi che possa riprendere in mano le armi.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/ 10

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