di Axel Caponio

Nel bokeh della fotografia di Greig Fraser (Foxcatcher, Rogue One: A Star Wars Story, Vice) si intravede un’ India povera, confusa e mistica, una terra sconfinata al cui interno è facile perdersi senza ritrovarsi, fagogitati dal vuoto dei numerosi non luoghi, spazi di confine, periferie di un continente così vasto da dimenticare i suoi figli. Migliaia di bambini sostano e poi scompaiono nelle sale d’aspetto delle affollate e fatiscenti stazioni di impronunciabili cittadine ai confini del mondo, nei sottopassaggi delle metropolitane, senza lasciare tracce. Lusso e miseria, modernità e vecchiaia. L’ indifferenza dell’altro, una umanità brulicante, una folla il cui passo dimentica l’uomo e la sua infanzia ai margini delle strade, senza compassione alcuna.

Lion, film del 2016 di Garth Davis (Maria Maddalena), ambientato nel 1986, conserva tutta la verità e la crudezza del reportage, soprattutto nella sua prima parte.

Il piccolo Saroo (Dev Patel), bambino di cinque anni deciso a seguire, non lontano da casa nel distretto indiano di Khandwa, il fratello più grande Guddu per un lavoro, non resiste al sonno e al suo risveglio si riscopre solo e impaurito. Sale su un treno deserto che parte prima che lui possa scendervi, percorrendo 1600 chilometri e ritrovandosi a Calcutta.

Sono inquadrature asciutte, taglienti ed efficaci a raccontarci il senso di impotenza del bambino per un destino cui non sa opporsi. Sperduto nella caotica città, il piccolo Saroo, che non conosce la lingua bengali, sopravvive in strada e affronta nel suo viaggio numerose insidie: chiama a squarciagola il nome del fratello, urla disperato e sommesso la sua richiesta di aiuto. Stremato e tenero, forte e fragile come un bambino solo sulla faccia della terra, infine, va a nutrire la cerchia delle migliaia di bambini abbandonati cui resta la strada dell’orfanotrofio. Viene, infine, adottato da una coppia di genitori australiani (interpretati da Nicole Kidman e David Wenham) e parte alla volta di Hobart, in Tasmania, dove cresce e diviene adulto nell’amore e nella comprensione.

Ma il richiamo delle radici è più forte di tutto. Proprio quando la vita sembra andare a gonfie vele, all’età di 27 anni, Saroo, studente universitario a Melbourne e  avviato a una vita di successo, comincia ad essere afflitto da pressanti sensi di colpa: sogna il fratello Guddu che non ha più rivisto da quella drammatica notte, e il volto intenso, scavato e profondo della sua antica madre indiana. Gli sembra di sentire, nei tramonti e nelle albe delle colline della Tasmania, il richiamo della sua terra. Decide, dopo numerose ricerche, di intraprendere il viaggio a ritroso, la riscoperta delle origini, la ricerca della verità. Il ritorno a casa del Saroo uomo è emozionante. E’ un avvicinamento progressivo, è la crescente familiarità di posti e luoghi che sono stati antica, sperduta e mai dimenticata dimora: villaggi dai nomi sconosciuti si susseguono mentre il treno sbuffa sui binari e lo sguardo dal finestrino del vagone è pieno di stupore e commozione.

Arrivato al suo antico villaggio, Saroo fa cosi ritorno alla casa della sua infanzia. Tra capanne fatiscenti e strade fangose, tra tende svolazzanti e mercati che pullulano nell’ora più calda del giorno, un nutrito gruppo di abitanti come una scia sempre più densa segue il cammino del giovane uomo. Un capannello di uomini e donne e un applauso fragoroso sanciscono l’amorevole e struggente abbraccio tra Saroo e la madre, che non aveva mai smesso di sperare di rivedere il suo amato figlio.

Solo allora Saroo viene a conoscenza del destino di Guddu.

Lion è una pellicola intensa e profonda sul bisogno di ritrovare le proprie radici per spiccare il volo.  Dev Patel (Skins, The billionaire), il protagonista, ha dichiarato di non avere mai letto una storia più bella. Il film lascia inoltre, in eredità a tutti noi, una domanda aperta e mai completamente pacificata sull’importanza e sul valore della adozione: chi sono i nostri genitori? Coloro che ci hanno cresciuti, o quelli che ci hanno messo al mondo?

La risposta, che è forse un’ ulteriore domanda, è nelle parole di Sue Brierley, madre adottiva di Saroo, interpretata dalla splendida e cangiante Nicole Kidman : “Vi abbiamo scelti, volevamo questo. Potevamo avere figli ma il mondo, in fondo, è cosi pieno di esseri umani che hanno bisogno di un futuro diverso”.

Immagini di copertina: ©MarkRogers2013, ©Eagle Pictures
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