Gli ingredienti per il successo c’erano tutti: la sigla con simboli che glitchano e l’angosciosa distospia di Black Mirror; il formato di Animatrix delle sorelle Wachowski; una bella manciata di “Ai confini della realtà“; amore giusto un pizzico; morte, violenza e sesso in abbondanza. Il tutto è stato amalgamato con maestria da Tim Miller e David Fincher. Diciotto cortometraggi animati molto diversi tra loro nello stile, provenienti da studi d’animazione di tutto il mondo, legati dal fil rouge della fantascienza.

Visivamente è tutto impeccabile, vincente l’alternanza di stili: si va dall’animazione iperrealista dove le luci e le texture sono strabilianti, passando per il 2d d’ispirazione giapponese anni ’80, per approdare, addirittura, all’infografica. E se gli occhi rimangono incantati dall’alto tasso creativo e tecnico, non tutte le sceneggiature convincono appieno; eccezioni degne di nota sono le alte vette filosofiche toccate dall’autore Alastair Reynolds in “Zima Blue” e “Oltre Aquila” e l’irresistibile cinismo e la bizzarra visione politica di John Scalzi in “Tre robot“,”Il dominio dello yogurt“e “Alternative storiche“. Il resto è semplice divertissement grafico, la funzione del cortometraggio alla fin fine quella è: un’ occasione per far ammirare le capacità di chi ci lavora, spesso agli esordi, fungendo da biglietto da visita per lavori più grandi. Non è questo il caso visto che gli studi di animazione che hanno accolto la chiamata di Miller e Fincher sono studi già affermati, quindi se è vera la voce che Miller sta facendo circolare, quella di una possibile seconda stagione, speriamo che l’attenzione venga data anche e soprattutto alla fase di scrittura che sappiamo essere le fondamenta su cui posare un buon progetto filmico.

La speranza è anche quella di vederne sempre più di antologie di cortometraggi su Netflix. Un formato, quello del corto, che attualmente fatica a trovare una sua distribuzione, ma che potrebbe essere proprio il grande colosso dell’intrattenimento digitale ad ospitare con successo. Numerosissimi sono i giovani talenti che cercano di far conoscere le proprie abilità con un cortometraggio, molti sono i festival che li ospitano ma spesso il loro percorso si arresta, purtroppo, lì. Grazie a Love, Death & Robots invece, il grande pubblico sta riscoprendo il formato corto, congeniale ai tempi che corrono, dove la soglia d’attenzione è ridotta al minimo e la fruizione video è sempre più superficiale. Quindi perché non cavalcare l’onda con altri esperimenti del genere? Ecco risolto il problema dell’infinita ricerca del film da vedere a casa: si potrebbe vedere un cortometraggio mentre si cerca il film giusto, così come era abitudine nei cinema di una volta e come fanno i grandi film d’animazione della Pixar. Affinché non sia l’attesa durante la ricerca del film da vedere su Netflix essa stessa il film che guardiamo su Netflix.

 

Voto:  🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

© riproduzione riservata