Sembrava impossibile, ma alla fine è arrivato. Dopo una delle gestazioni più complicate della storia del cinema, L’uomo che uccise Don Chisciotte è finalmente riuscito a vedere la luce. Se l’idea di Terry Gilliam di sviluppare un film incentrato sull’opera di Cervantes risale addirittura al 1989, dobbiamo spostarci fino al 1998 per arrivare al primo tentativo di mettere su pellicola il sogno del regista membro dei Monty Python: un progetto ambizioso ai limiti del kolossal il suo, che vedeva coinvolti, tra gli altri, star del calibro di Johnny Depp e Jean Rochefort.

L’idea originaria di Gilliam di girare un film strettamente attinente all’opera picaresca svanì ben presto alla prova dei fatti: le difficoltà nello sviluppare un adattamento soddisfacente in fase di sceneggiatura, unita alle intenzioni dello stesso Gilliam di voler marchiare a fuoco in prima persona gli script col suo tipico stile fuori da ogni schema, diedero vita ad un folle tentativo di congiungere l’iconicità della storia donchisciottesca con la contemporaneità rappresentata da Toby Grosini (interpretato proprio da Depp), tipico americano totalmente immerso nella sua epoca, attraverso un incontro reso possibile solo grazie allo stratagemma del viaggio nel tempo.

Terry Gilliam sul set. Fonte: studiolucherinipignatelli

Ora stop. Dimenticatevi tutto questo. Nella versione finale del tormentato lavoro di Gilliam venuto finalmente alla luce quest’anno non esiste alcun Toby Grosini, non c’è traccia né di Depp e neppure di Rochefort, e men che meno sono presenti viaggi nel tempo di alcun tipo. Facciamo di nuovo un passo indietro: la produzione della prima versione di The Man Who Killed Don Quixote si rivelò un vero e proprio calvario, finendo poi per essere mestamente cancellata dalla produzione: dai pesanti nubifragi che colpirono le zone del set rovinando le attrezzature e stravolgendo l’aspetto delle zone prescelte per girare; per passare ai problemi in fase di registrazione del suono in presa diretta, pesantemente disturbato da un insolito traffico di jet supersonici sopra i cieli di Madrid; fino ai problemi di salute che afflissero Rochefort impedendogli per lungo tempo di prendere parte alle riprese. Vicende che demoralizzarono Gilliam tanto quanto i produttori, e che possono essere rivissute nella loro escalation di insofferenza grazie al documentario Lost in La Mancha, uscito nel 2002 e costituito da immagini di repertorio raccolte da quel set, più che mai capaci di rendere l’idea della sequela di disgrazie vissute dal cast in quelle settimane.

“Ho scelto di intestardirmi con la realizzazione di “The Man Who Killed Don Quixote” perché tutte le persone ragionevoli mi dicevano di fermarmi e lasciar perdere. Io sono dalla parte degli irragionevoli.”

Gilliam non ha mai abbandonato la speranza di riuscire a girare la sua rivisitazione del Quixote, non facendosi intaccare neppure dai successivi tentativi andati a vuoto: senza esagerare, si contano un totale di ben otto tentativi di realizzazione del film andati a vuoto, tra contigenze esterne, problemi di produzione non meglio specificati e via vai di attori prima ingaggiati (dopo Depp furono arruolati anche Robert Duvall e Ewan McGregor) e impossibilitati poi a portare a termine il progetto.

Jonny Depp e Terry Gilliam nel 1998, sul set del film “fantasma” che non vide mai la luce. Fonte: bookstr

Che ci fossero dunque aspettative importanti per l’opera più sofferta della carriera di Gilliam era inevitabile. Venuto alla luce circa vent’anni dopo dal primo tentativo di realizzazione, L’uomo che uccise don Chisciotte vive però di uno script completamente stravolto rispetto a quello originale: al centro di tutto c’è ora Toby (Adam Driver), giovane e cinico regista che all’arte della cinematografia ha preferito anteporre le velleità commerciali proprie degli spot televisivi. Una scelta, quella di voltare le spalle alla sua vocazione artistica, che torna a bussare dritta alla porta della sua coscienza quando, per girare uno spot pubblicitario, Toby è costretto a tornare negli stessi luoghi in cui girò molti anni prima “L’uomo che uccise don Chisciotte”, sua opera accademica, ultimo frutto puro della sua arte. Quello che il giovane regista scoprirà è che il suo film ha però lasciato conseguenze devastanti negli attori locali che anni prima lo interpretarono: dalla giovane Angelica, un tempo simbolo dell’innocenza ed ora ridotta ad escort per ricchi annoiati, fino a Javier (Jonathan Pryce), anziano ciabattino interprete del “Cavaliere dalla triste figura” nella pellicola di Toby ed ora soffocato nella sua stessa pazzia, ancora convinto, dopo tanti anni, di essere il Quixote in persona.

Jonathan Pryce (presunto Don Chisciotte) ed Adam Driver sul set del film. Fonte: studiolucherinipignatelli

Quello che Toby vive non è tanto un ricongiumento con il suo passato, quanto un affrontare, tramite il passato, le vicissitudini del presente. Se la serie di eventi che porta il regista a diventare un improbabile Sancho Panza del Quixote-ciabattino costituisce la portata principale e maggiormente divertente del film, è pur vero che questo non potrebbe reggersi in piedi in modo altrettanto convincente senza quella continua riflessione sul tempo e sulle scelte della vita che permea la versione finale del racconto di Gilliam.

“Credo che questo film si sia scritto da solo, in realtà. Scritto da solo, da uno scrittore estremamente lento.”

La missione registica di far convergere il fantastico con il reale trova qui un compimento formalmente piacevole ma sostanzialmente traballante: se risultano infatti affascinanti i parallelismi neanche troppo nascosti tra le difficoltà tecniche davvero vissute da Gilliam per la realizzazione del film e quelle di Toby nel progredire sul sentiero melmoso postogli davanti dalle circostanze della vita, le avventure del Quixote e del suo scudiero Toby-Sancho Panza sembrano a volte singhiozzare fino al perdersi, risultando carenti di una vera e propria coerenza interna, a causa forse dei tanti cambiamenti apportati nel tempo allo script (nella sceneggiatura si sono stimate circa due modifiche all’anno a partire dal 1998, per un totale di più o meno di una quarantina di ritocchi diluiti in vent’anni. Che, a conti fatti, si fanno sentire).

Fonte: studiolucherinipignatelli

Il vortice di eventi che pervade i centotrentadue minuti di pellicola si muove tra scenari grotteschi e sospensioni di incredulità a volte spassose e altre volte non del tutto efficaci, strappando un numero di risate discreto ma forse inferiore alle attese, indirizzando infine la storia verso il binario di una storia d’amore che pare un po’sprecare il potenziale creativo disseminato nell’opera. Un potenziale che riesce però a sfociare in un finale accattivante nella sua stravaganza, frutto ultimo di quello che appare in tutto e per tutto un prodotto pluristratificato, quasi come fosse uno scavo archeologico entro cui attingere con lo spirito di un esploratore, piuttosto che con quello di un semplice spettatore abbandonato alla sua passività di visione.

L’uomo che uccise don Chisciotte smette così di essere uno dei casi più famosi di developement hell incompiuti nell’industria cinematografica moderna per divenire invece il pastiche definitivo di Gilliam e della sua visione poliedrica sul cinema e sulla vita, attraverso una manipolazione narrativa che finisce spesso per cadere anche nell’autocitazionismo, in un omaggio a se stesso che, dopo tutto il patimento sofferto per realizzare i suoi intenti, è un vezzo dai tratti narcisistici più che meritato. Quello che resta al pubblico è un calderone denso di riferimenti e di ingredienti, non sempre perfettamente amalgamati tra loro ma ugualmente dotati di un intrinseco valore artistico che, mai come in questo caso, si compone di simbolismi talmente significativi all’interno del percorso artistico di Gilliam da poterli e doverli valutare prescindendo dal risultato finale di sintesi. Risultato finale che non è comunque da buttare via, tutt’altro: una pur comunque tenera e piacevole fiaba d’amore (nell’accezione più ampia del termine) nella Spagna più profonda, al di là del tempo.

Voto Artwave:

🌊🌊🌊🌊🌊🌊½ / 10