di Lorenzo Sangermano

Sessanta minuti bastarono per spazzare via tutto ciò che conosciamo oggi. La potenza di armi nucleari e quantistiche distrusse ogni forma di civiltà, la terra venne coperta da lande desolate. Continui terremoti ed eruzioni costrinsero le città a muoversi su ruote per fuggire dai pericoli costanti.

Ora le risorse iniziano a scarseggiare e l’unico modo per sopravvivere è catturare altre città e depredarle. La colossale macchina di Londra è la più temuta. Guidata dallo storico Thaddeus Valentine, oltrepassa il canale della Manica alla ricerca di nuove prede di cui cibarsi. A lei si oppone solo l’unione anti-trazionista, un gruppo contrario alle città su ruote che si è insediato in una valle, protetto da una muraglia inespugnabile. L’avanzata della capitale inglese viene interrotta dalla cattura di una piccola città mineraria bavarese su cui si trova Hester Shaw. Decisa a vendicare la morte della madre uccisa da Valentine per impadronirsi di un’arma old tech, tenta di assassinarlo. La sua impresa non va a buon fine e nella fuga, prima di scappare nel mondo esterno, rivela i crimini di Valentine a un giovane storico londinese che la stava inseguendo per catturarla, Tom Natsworthy. Sopraggiunto anche Valentine, venuto a conoscenza della confessione di Hester, condanna il ragazzo a una vita fuori dalla città.

La minaccia di Valentine diventa sempre più vicina e Tom e Hester saranno proprio coloro che tenteranno di fermarlo. Così ha inizio la loro impresa, scandita da scontri corpo a corpo, sparatorie e battaglie aeree.

Ogni elemento e fotogramma è condito da una forte componente steampunk e vittoriana. Le scenografie denotano perfettamente le caratteristiche del luogo e il suo ruolo nella storia. Di fatti Londra è mostrata come un luogo tetro e fatiscente, scandagliato da tubi e cunicoli.

Essendo un film fantasy, solitamente sempre caratterizzato dalla creazione di un proprio mondo, lascia un po’ delusi la carenza di originalità nei costumi, nelle navicelle e nelle case. Gran parte sembra imitato dal mondo di Star Wars. Potrebbe esserne un omaggio, ma nonostante ciò, la scelta lascia comunque a desiderare.

Il produttore di questa impresa è Peter Jackson, creatore di alcuni dei film fantasy più amati di sempre. Il suo tocco e il suo gusto registico si notano e non poco, quasi come se il regista Christian Rivers non sia stato in grado di creare uno stile personale, oscurato e spaventato dalla presenza di un regista così eminente.

Tra tutto però ciò che sembra creare la crepa più profonda è proprio l’elemento portante, la trama. Macchine Mortali è un film carico di aspettative, ambientato in un tipo di mondo già visto in altri numerosi colossal. Proprio per questo motivo per la pellicola fare la differenza era fondamentale e l’unico mezzo che avrebbe potuto distinguerla dai suoi predecessori era la trama. Con ciò non si vuol dire che la sceneggiatura sia terribile. Manca semplicemente la scintilla, un qualcosa che faccia accendere una vena di passione e che permetta di creare suspense nello spettatore. La storia parte come qualsiasi altra, si sviluppa indisturbata proseguendo per la sua strada e si conclude. Pare quasi sia un film fatto per sé stesso. Può essere difficile da dire, ma effettivamente è così, è un film che non crea alcun tipo di emozione o empatia.

Gli spettatori di questo film possono essere di due tipi: gli amanti dello steampunk e del fantasy o chi sul divano la domenica pomeriggio tenta la sorte e cerca compulsivamente un film da vedere per combattere la noia.

 

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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