Gambe che corrono su un tapis roulant. Due amici si allenano e dialogano velocemente. È con la velocità che lo spettatore viene catapultato nella narrazione del nuovo film di Xavier Dolan, Matthias & Maxime. Dopo il flop de La mia vita con John F.Donovan, il canadese Dolan ritorna dietro la macchina da presa nel duplice ruolo di attore (non recitava in un proprio film dai tempi di Tom à la ferme) e regista; in un film profondo che richiama molti degli aspetti cruciali della sua poetica cinematografica: la ricerca della propria identità sessuale, il rapporto tra diverse generazioni e con la propria madre, l’importanza degli affetti.

Presentato in concorso alla 72esima edizione del Festival di Cannes, Matthias & Maxime è un film di ritorni. Oltre al già citato ritorno di Dolan, a vestire i panni della madre problematica è nuovamente l’attrice Anne Dorval.

Età adulta alle soglie. Due amici di vecchia data Matthias (Gabriel D’Almedia Freitas) e Maxime (Xavier Dolan). Matthias è un avvocato. Ha una relazione con una donna e sta per avere un avanzamento di carriera. Maxime è in procinto di partire per l’Australia. Un’amicizia vissuta tra racconti, risate e alcool. Una proposta: girare la scena di un film in cui due ragazzi si baciano. La perplessità nei loro volti. Il nodo che li tiene stretti, comincia ad allentarsi. I due si scambiano un bacio durante le riprese di un cortometraggio amatoriale. Il gesto, apparentemente innocuo, insinuerà in loro un dubbio persistente, minacciando l’unione del gruppo e, alla fine, cambiando improvvisamente le loro vite.

Il film percorre gli accadimenti relativi ai giorni che precedono la partenza di Max per l’Australia.

Matthias & Maxime

Xavier Dolan, Pier-Luc Funk, Camille Felton, Antoine Pilon, Adib Alkhalidey e Gabriel D’Almeida Freitas in Matthias & Maxime (2019) © Shayne Laverdiere ©IMDb

 “Questo film è nato nell’amicizia ed è stato girato nell’amicizia, con amici e tra amici, e per me è stata una bellissima esperienza”

La grande festa del linguaggio: una lingua mista

Xavier Dolan riscopre la libertà delle proprie radici, raccontando una storia in cui è centrale la dimensione dell’amicizia. Il tutto condito con l’utilizzo di una lingua antica, nota come “québécois”, una forma mista di francese e sonorità dal richiamo anglosassone. Una lingua aperta, viva e ricca di anglismi. Un francese moderno, molto diverso da quello classico.

Il coraggio di prendere posizione, di raccontare storie incisive è una costante nei film del regista franco-canadese che qui si evidenzia in modo preponderante. Questo lo si evince maggiormente scegliendo di approcciarsi alla visione del film in lingua originale.

“Per me la libertà è poter raccontare le storie che voglio raccontare” ha dichiarato il regista, durante l’intervista con il critico cinematografico Fabio Ferzetti.

I notevoli richiami cinematografici

Vi troviamo la presenza di Jacques Rivette ( regista e critico cinematografico, nonché tra i massimi esponenti della Nouvelle Vague) nella scelta del cognome di Erika (Camille Felton), l’autrice del film da girare e nella pratica della messa in scena. Lo sguardo è utilizzato per ridare valore espressivo agli spazi. C’è una marcata propensione all’autoriflessione, come se il messaggio di fondo fosse rivolto costantemente alle ragioni e alle possibilità del linguaggio della rappresentazione.

Matthias & Maxime

Xavier Dolan sul set del film Matthias & Maxime (2019) © Shayne Laverdiere ©IMDb

La sensibilità e l’uso della macchina da presa del regista si evidenzia in fotogrammi dal tratto incisivo: Matt si allontana a nuoto e finisce per perdersi. Qui è interessante il suono dell’acqua con il contatto umano. La forza e pressione delle bracciate vanno a sommarsi a quello della musica. Campi lunghi, fotogrammi velocizzati, primi piani su oggetti di vita quotidiana dimostrano la meticolosità tipica di Dolan nel dare forma e importanza ai dettagli.

“Noi non siamo questi” dice Matt a Max mentre assistiamo ad un momento molto intimo tra i due.

È la luce di una lampadina a intermittenza che finisce prima per accendersi a voler quasi simboleggiare l’inizio dell’estasi tra i due, per poi spegnersi sul finale a richiamare l’interruzione del momento di intimità.

La folgorante fotografia del film vede la firma di André Turpin, già collaboratore del regista per la realizzazione di alcuni dei suoi lungometraggi più noti, vedi Mommy ed È solo la fine del mondo.

Dolan colpisce al cuore dello spettatore con un racconto che parla di amore e amicizia. Allarga e restringe il campo con un tuffo nei sentimenti più profondi e sinceri che trasudano l’animo umano. Un concentrato di debolezze e crisi dei rapporti umani. Attese, lacrime, paure. Il finale, una ventata d’aria fresca che sottintende una nuova vita.

Distribuito da Lucky Red, l’ottavo titolo di Dolan è disponibile dal 27 giugno su MioCinema.it e Sky Prima Fila Premiere.

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10
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