Un ballo d’amore sancisce l’unione tra una giovane donna e il suo pretendente. Un viaggio all’interno dell’etnia Wayuu, dall’integralismo degli anni Sessanta all’apertura al mondo esterno con la scoperta del commercio del famoso oro verde colombiano, la marijuana.

© Academy Two

Oro verde- C’era una volta in Colombia recupera la tradizione dei gangster movie americani: crudi, spietati, votati alla pura violenza in nome di denaro e potere. Allo stesso tempo però Ciro Guerra e Cristina Gallego innalzano la pellicola a testimonianza antropologica di una società matriarcale, indagandone la magia e le usanze. Il titolo originale, “Birds of passage”, fa da esempio: figure mistiche, indizi di vita o morte, gli uccelli hanno un ruolo centrale nella vicenda. Con lo sguardo rivolto verso il cielo, la loro visita o la loro assenza sono oggetto di presagi.

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I due registi architettano una trama che si svolge con l’aiuto di attori professionisti e individui di etnia Wayuu, tutto per dare spontaneità alla vicenda. Figure dal carattere forte e deciso, le donne sono vere protagoniste della storia. Natalia Reyes e Carmina Martinez tessono le fila del racconto da dietro le quinte, nascondendosi dietro un velo di apparente maschilismo imposto dalla società.

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Diviso in atti, Oro verde- C’era una volta in Colombia ritrae la nascita e la distruzione di una famiglia, corrotta da potere, denaro e narcotraffico. In un ritmo incalzante tra inseguimenti, sparatorie e vendette, i registi riescono a cogliere la violenza radicata dentro le persone, intessuta da desideri che riescono a imporsi su tutto, anche a costo di distruggere le tradizioni, gli altri e noi stessi.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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