Piccole donne, settimo adattamento in film dell’amatissimo romanzo di Louisa May Alcott del 1868, si presenta con un cast talentuoso e straordinario, accuratamente scelto dalla giovane regista americana Greta Gerwig (alla sua seconda prova, dopo Ladybird).

Saoirse Ronan ha fortemente voluto il ruolo dell’indomabile Jo March, modello e ispirazione per generazioni di ragazze. Emma Watson è la saggia Meg, la più grande delle sorelle, Florence Pugh interpreta Amy (che, nel film, si dimostra più risoluta e apprezzabile), Eliza Scanlen è il volto della dolce Beth.

Per non parlare della partecipazione del mito Meryl Streep che interpreta la scorbutica ma esilarante zia March, Timothée Chalamet nel ruolo di Laurie e Laura Dern che è la perfetta signora March.

Saoirse Ronan e Timothée Chalamet in una scena del film, fonte: piccoledonne-ilfilm.it

La trasposizione, intima e rivolta a tutti, è, per la gioia di noi fan, molto fedele al libro, che consigliamo di rileggere prima di vedere il film (clicca qui per ascoltare la puntata del nostro podcast dedicata al celebre romanzo).

Guarda la puntata di Culturalia, la rubrica letteraria del nostro podcast, dedicata proprio a “Piccole Donne”

Viene però raccontata partendo da una Jo adulta che lavora a New York come insegnante e, ovviamente, non ha rinunciato al suo sogno di diventare una scrittrice. Incontriamo la più ribelle delle sorelle March nel momento in cui è richiamata a casa per l’aggravarsi della malattia della sorella Beth.

È con l’escamotage dei flashback, dunque, che si alternano passi in cui le sorelle sono adulte – Meg, sposata con l’insegnante di Laurie, John Brooke (James Norton) e madre, Beth, a letto, provata dalla malattia, Jo, alle prese con la scrittura e gli editori, Amy, in Europa, che tenta la strada di pittrice senza dimenticare la concretezza che dona un marito ricco – e si ritrovano al capezzale di Beth insieme ai genitori e agli amici, e ricordi dell’infanzia, “riattivati” da un oggetto (come la chiave della cassetta delle lettere in cui le sorelle e l’amico Laurie usavano scambiarsi biglietti e oggetti vari) o da un luogo, cari alla memoria, nel bene e nel male.

Fin dal principio del film si resta colpiti in modo forte dall’affetto e dall’affiatamento delle quattro sorelle e il rapporto stretto che hanno con la mamma.

È uno dei tanti pregi del film, l’aver degnamente trasmesso gli stessi sentimenti letti tra le pagine. Non è altrettanto ben esplorato – o perlomeno non quanto il libro – il rapporto tra Jo e Laurie e l’innamoramento di Amy per quest’ultimo, che viene capito solo in avanti nel film perché rivelato da lei stessa.

Amy (Florence Pugh) e zia March (Meryl Streep), fonte: piccoledonne-ilfilm.it

Greta Gerwig si focalizza sulle quattro protagoniste, su cosa significa essere donna, espandendo il discorso al rapporto con coloro che ci sono vicini, con la società tutta e ciò che si aspettano da te. E lo fa magnificamente partendo da un romanzo di centocinquant’anni fa.

Piccole donne, risulta ancora e con più forza, quanto mai attuale.

Cosa vorrebbe da me il mondo e la società che mi circonda? In quale misura sono o non sono conforme a quello che impone? Devo adattarmi ad esso o ne verrò sopraffatta, se sono così? Tutte e quattro le sorelle si trovano a fronteggiare loro stesse in queste domande, ma trovano il modo di restare fedeli alla loro essenza, nonostante tutto.

La regista ha affermato di avere una nuova visione di sé stessa, dopo averlo riletto in età adulta. Mentre da ragazzina si ritrovava in Jo, ora non può fare a meno di identificarsi con l’autrice stessa, Louisa May Alcott, che si è trovata a fronteggiare problemi come i diritti d’autore, la parità di diritti, il matrimonio, che non ha mai conseguito.

Questioni che la regista, per omaggiare la grande autrice, ha deciso di evidenziare nel film, nella figura di Jo: toccante e sentito è il monologo in cui con voce rotta è sull’orlo di “tradire” sé stessa e rinunciare ai suoi ideali per sposarsi ed essere amata. Sarebbe stato facile sposare Laurie, assicurandosi benessere e amore, eppure è proprio il duro carattere di Jo, il suo non accontentarsi, che alla fine le aprono le porte alla felicità della pubblicazione del primo romanzo e all’amore vero.

Piccole donne è tratteggiato con delicatezza e scorre veloce, è potente ed ha (ancora) un’eco sorprendente e rilevante ai giorni nostri.

Meg, Jo, Amy e Beth, fonte: piccoledonne-ilfilm.it

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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