Il 27 novembre 1978 veniva ucciso a San Francisco, all’età di quarantotto anni, Harvey Milk. Attivista americano per i diritti dei gay e primo omosessuale dichiarato a essere eletto a una carica politica negli Stati Uniti. Lo ricordiamo in Milk, distribuito nelle sale nel 2008 il giorno dell’anniversario del suo assassinio e di quello del sindaco di San Francisco, George Moscone.

Il film diretto dal regista Gus Van Sant vincitore anche del premio Oscar alla miglior sceneggiatura originale, è un omaggio alla biografia di un uomo che rivoluzionò, a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, la storia del paese. Diede voce ai diritti della comunità LGBT e di altre minoranze da sempre perseguitate dalla polizia e non riconosciute dalla società civile americana. La figura del politico è magnificamente interpretata dall’attore Sean Penn che ottenne, per questo motivo, il Premio Oscar come miglior attore protagonista.

Sean Penn è Harvey Milk in “Milk” di Gus Van Sant, 2008

Una polveriera

Gli Stati Uniti di quegli anni erano una polveriera sempre pronta ad esplodere. Lacerata da conflitti interni, chiusa nella parvenza di un perbenismo che non dava voce alle tante anime che si agitavano al suo interno in cerca di spazio e riconoscimento.

La polizia faceva irruzione nei gay bar, arrestando e picchiando gli omosessuali, le lesbiche, i transgender. La politica li ghettizzava considerandoli veicolo di promiscuità e malattie. Un attentato al valore della famiglia, minaccia per la sicurezza sociale, modello diseducativo per le giovani generazioni, forma di perversione sessuale. L’omosessualità era considerata una malattia mentale da curare e numerosi giovani tentavano il suicidio. Vivevano ai margini di un mondo che non ammetteva diritto di cittadinanza per quella che era considerata una depravazione, una deviazione dalla retta via che il puritanesimo religioso aveva indicato.

Harvey Milk fece il suo ingresso in un siffatto scenario politico e sociale, lasciando un segno indelebile anche se breve, una spinta alla trasformazione e al cambiamento. Divenne esempio immortale di lotta per la democrazia, per la parità ed uguaglianza. 

Il testamento di Milk

Il film si apre su Milk, intento a registrare su audiocassetta, nella solitudine del suo studio, le tappe salienti della sua carriera e vicenda politica. E’ lui la voce narrante del film.  Ha paura di essere assassinato e vuol lasciare ai posteri testimonianza del suo operato.

James Franco e Sean Penn in una scena di “Milk”

Le continue digressioni raccontano i suoi inizi. La vita a New York, l’amore per il giovane Scott Smith (James Franco), fino al loro trasferimento a San Francisco, nella speranza di trovare riconoscimento alla loro relazione. A San Francisco Harvey e Scott aprono il Castro Camera, un negozio di fotografia che in breve tempo diventa un punto di riferimento nel quartiere per la comunità gay. Il piccolo negozio si trasforma in ritrovo di un folto gruppo di amici e conoscenti che sostengono fattivamente l’attivismo di Milk.

In poco tempo Milk viene soprannominato Sindaco di Castro Street, trovando il sostegno di giovani e anziani, omosessuali ed eterosessuali. Il suo ingresso in politica, con la candidatura per la carica di consigliere comunale porta una ventata di ottimismo nella città. Dopo tre tentativi andati a vuoto, l’ultima campagna elettorale si mostra un successo. Harvey, eletto consigliere, diventa il primo gay ad assumere una carica istituzionale negli Usa.

È l’apice del successo della carriera di Milk che si batte per liberare l’omosessualità dai retaggi di una cultura oscurantista e puritana. Le acque si fanno però sempre più torbide quando Milk riesce ad ottenere l’abrogazione della Proposition 6. La legge, sponsorizzata dai conservatori, avrebbe permesso il licenziamento degli insegnanti sulla base del loro orientamento sessuale.

Siamo alla fine del ’78 : il clima di odio e tensione arma la mano di un consigliere comunale di San Francisco, Dan White, che il 27 novembre fa irruzione nel municipio di San Francisco assassinando il sindaco Moscone e ponendo fine alla vita di Harvey Milk, freddato brutalmente da numerosi colpi di pistola.

La ripresa aerea, quasi sui titoli di coda, di una imponente fiaccolata testimonia l’ultimo omaggio di decine di migliaia di persone alla vita barbaramente spezzata dell’attivista.

E viene da pensare ad una delle ultime registrazioni di Harvey Milk che lasciò ai posteri questa sentenza:

“se una pallottola dovesse entrami nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali di nascondono i gay nel paese”

Fedele al suo modello, con una narrazione molto vicina all’immagine di repertorio e una fotografia sempre accattivante, il film di Gus Van Sant diventa un prezioso documento. Da annoverare nella biblioteca della storia del cinema. Da rispolverare come spaccato di una società che trascina fino ai giorni nostri conflitti e contraddizioni mai del tutto superati.

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