Un fucile puntato alla testa. Nella Kreditbank di Stoccolma un rapinatore prende in ostaggio tre persone chiedendo che venga scarcerato il suo complice e che sia liberata la strada per la fuga. Trascorse ore nel bunker, negli ostaggi si crea un sentimento di benevolenza e solidarietà, un noi qui e un loro là fuori. Una lotta tra due fazioni nella quale lo schieramento da scegliere sembrerebbe abbastanza scontato, ma non lo è affatto.

Dalle vicissitudini che negli anni Settanta portarono alla formulazione della Sindrome di Stoccolma Robert Budreau dirige una commedia dal tono poliziesco che vuole scandagliare le emozioni e i gesti che hanno ammaliato gli ostaggi, rendendoli inconsciamente complici della coppia di rapinatori interpretati da Ethan Hawke e Mark Strong.

Se pur le ambientazioni e i costumi risultino studiati, le interpretazioni colpiscono decisamente meno. Interpretando un criminale emotivamente instabile e goffo, Ethan Hawke esagera nel dare sfogo al suo essere istrionico e teatrale, risultando costruito e finto. All’opposto, Mark Strong mantiene la stessa espressione facciale durante tutta la pellicola, facendo quasi pensare sia finito sul set per caso o sia stato costretto contro il suo volere.

Rapina a Stoccolma tenta di farsi largo in una vicenda che ha in sé una forte componente psicologica, sminuendo però i fatti con una semplice commedia dai tratti comici.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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