Clint Eastwood torna alla ribalta alla benemerita età di 90 anni. La sua nuova pellicola Richard Jewell è la numero 40 nel ruolo di regista. Partendo dalla storia dell’omonimo protagonista, Eastwood riprende la scia di The Mule, concentrando la sua critica sull’onnipotenza dei media negli USA.

Nei primi scatti la cinepresa ci mostra l’essenziale per farci comprendere i personaggi coinvolti e la firma di Eastwood è quasi palpabile. Richard Jewell (Paul Walter Hauser), guardia di sicurezza sovrappeso, ambisce a diventare un poliziotto e vive ancora con la madre Bobi (Katy Bates). Nel 1996, lavorando al Centellian Park in occasione di un concerto, trova uno zaino incustodito. Il suo istinto salverà decine di persone, proteggendoli da una bomba devastante.

Eppure le indagini dell’FBI si dirigono verso Jewell, considerato l’unico sospettato. Questo perché rientra nella categoria dell’attentatore solitario: bianco, eterosessuale, emarginato, sovrappeso, mania per le armi. Eastwood non vuole giudicare il protagonista, ma intende porre il suo occhio su di lui per rivelare come sia stato demonizzato unicamente per il pregiudizio che se ne aveva.

Su Jewell indaga il fittizio agente Tom Shaw, interpretato da Jon Hamm, un uomo docile e incline all’essere persuaso. A difesa della guardia di sicurezza interviene Watson Bryant, un avvocato che il protagonista conosce in un vecchio lavoro dieci anni prima. Interpretato da Sam Rockwell, agisce da cane sciolto, disprezzando le regole e ogni tipo di regola. A parte la Costituzione, a cui si appella di continuo.

Richard Jewell

Guardandolo da un punto di vista artistico, Richard Jewell non è sfiorato dalla minima imperfezione. Nonostante la regia sia a tratti altalenante, è uno dei migliori film usciti nel 2019 negli USA. E allora perché il suo nome non appare in alcuna nomination agli Oscar? È stato dimenticato? Nient’affatto, anzi, l’Academy lo ha visto molto bene e ha deciso di punirlo per questo.

Per capire la polemica bisogna raccontare un antefatto. All’inizio delle indagini, la reporter dell’Atlanta Journal Kathy Scruggs (Olivia Wilde) si reca da Shaw alla ricerca di informazioni sul caso. Durante la scena, si lascia intendere che la giornalista ha lo scoop in cambio di sesso.

Proprio riguardo questo, negli USA il film è stato bombardato di polemiche. Clint Eastwood e lo sceneggiatore Billy Ray si attengono alla realtà per ogni singolo avvenimento della storia. Tranne quell’incontro. Infatti l’Atlanta Journal ha minacciato un’azione legale alla Warner Bros. per aver diffamato il nome della giornalista, incapace di difendersi perché morta nel 2001.

Eastwood dirige un intero film combattendo contro la creazione di pregiudizi e gli stereotipi che hanno portato alle indagini su Jewell. Nel tragitto però cade vittima di se stesso e, bisognoso di un espediente narrativo, decide di sacrificare le donne.

Combattendo gli stereotipi, la pellicola alimenta l’idea della donna pronta a vendere il proprio corpo per il successo. Così facendo distrugge ogni credibilità nel tentare di riabilitare Jewel. Perché, in fin dei conti, dire che una giornalista farebbe sesso per una notizia è poi così diverso da affermare che Jewel sarebbe un attentatore per il suo aspetto?

In Richard Jewell Clint Eastwood guarda la sua realtà, dimenticandosi che il rispetto non è una caratteristica così scontata. A quanto pare a sua insaputa, volta dopo volta, la sua anima conservatrice continua a remargli contro.

Voto:🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Copyright immagini: Warner Bros.©
© riproduzione riservata