The Irishman di Martin Scorsese si presenta a noi come un monumento, eretto in onore di ciò che è stato e di quello che è ora. È la summa massima del gangster movie, di Scorsese quanto del genere stesso. Il regista sembra citarsi, riprendersi e poi andare avanti. È un guardare al passato di sfuggita per ricordare ciò che è stato, da Quei bravi ragazzi a Casinò, per poi tornare al presente, ad uno Scorsese anziano, ancora più consapevole e introspettivo. Questo non vuol dire che quel fuoco registico, quell’impeto di allora, si sia esaurito. Anzi.

Al Pacino e Robert De Niro sono Jimmy Hoffa e Frank Sheeran in una scena del film (© Netflix 2019)

Le tre ore e mezzo scorrono dolcemente, merito di una regia sempre elegante, fluida, consapevole. Scorsese ci regala delle carrellate così splendide da mandare in visibilio. The Irishman non delude le aspettative, e Scorsese si conferma un regista di allora quanto di adesso. È la vecchia guardia che non è ancora “troppo vecchia per questo lavoro” e continua a insegnarci cos’è il cinema.

Il film era atteso da ben due anni e ha incuriosito per molti aspetti. Prodotto da Netflix con un alto budget, The Irishman vede Al Pacino al suo quarto film insieme a De Niro e per la prima volta diretto da Scorsese. Inoltre, uno stupendo Joe Pesci è tornato dal ritiro solo per l’amico regista e per questo film. Molti hanno anche atteso di vedere l’effetto finale del ringiovanimento/invecchiamento dei personaggi, unico neo di quest’opera magistrale.

Jimmy Hoffa (Al Pacino) in una scena tratta dal film (© Netflix 2019)

Siamo nel secondo dopoguerra, Frank Sheeran (Robert De Niro) è un veterano, un imbroglione e un sicario della mafia. Attraverso il suo sguardo facciamo la conoscenza delle figure più importanti del XX secolo, da Kennedy ai boss mafiosi. Nel corso di decenni, osserviamo la vita di Frank, del mondo e della natura criminale. E infine della scomparsa di Jimmy Hoffa (Al Pacino), famoso sindacalista e grande amico di Frank.

Scorsese attinge dal libro di Charles Brandt, L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa, per raccontare una storia personale. L’abilità del regista è quella di fare suo il racconto di partenza, adattarlo al suo concetto di cinema e di gangster movie. I non detti, quei silenzi e quelle omissioni della mafia pesano molto di più delle pallottole, sugli “agenti della morte” quanto sulle vittime. L’America di quegli anni viene passata al vaglio, come l’intimità dei personaggi. Scorsese cerca il cuore prima dei fatti, e denaturalizzando l’opera dai sensazionalismi coglie l’essenza più pura dei suoi personaggi; gratta furiosamente la superficie, ed esce sangue.

Robert De Niro nei panni di Frank Sheeran (© Netflix 2019)

De Niro è più in forma che mai. Ci sorprende in una bellissima scena in cui tutte le barriere del suo personaggio (un uomo del suo tempo, un mafioso) crollano e rivelano l’uomo dietro la pistola. Al Pacino dal canto suo porta sullo schermo un Jimmy Hoffa così coinvolgente, così reale e carismatico da essere presente fisicamente in sala. Il regista alterna piani temporali, ci trasporta nel tempo, nei ricordi di Frank, ma la CGI non sembra funzionare perfettamente. I personaggi non sembrano né giovani, né anziani, ma degli ibridi sospesi: tanti Benjamin Button. Per quanto a tratti disturbante, la resa grafica non intacca il racconto e il film tutto, fortunatamente.

The Irishman è l’epopea gangster con la E maiuscola, che racchiude tutto Scorsese e la sua carriera. Ci rapisce con tutta la sua forza e si impianta come un monolito nella filmografia del nostro tempo.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagini di copertina: © Netflix 2019
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