Dagli anni Cinquanta il cinema è sempre stato utilizzato come strumento per condannare e demonizzare la guerra, per mostrarne le atrocità e le infinite sofferenze. Sono molte le pellicole che si sono soffermate su questi aspetti.

Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg mostra l’immensità della Seconda Guerra Mondiale, dalle innumerevoli morti nell’iniziale sbarco in Normandia alla sofferenza che coglie il personaggio di Tom Hanks, semplice professore statunitense che si trova catapultato in un campo di battaglia francese.

Tom Hanks in una scena di “Salvate il soldato Ryan”

Platoon” di Oliver Stone descrive gli anni che il regista visse durante la sua esperienza di volontario nella guerra in Vietnam. Chris Taylor (Charlie Sheen) si immerge in un mondo che condanna sotto ogni lato, disprezza la violenza gratuita dell’esercito americano, il servilismo e la gerarchia, i bombardamenti, il fuoco e l’inevitabile dolore a cui tutto ciò conduce. Finché, nascosto in un bunker durante uno scontro a fuoco con i vietcong, capisce che in realtà la guerra aveva corrotto anche lui.

Infine “Hurt Locker” mostra una guerra fatta di individui estremamente addestrati e specializzati nel loro compito, fin tanto che la loro missione diventa una vera e propria droga, trascinandoli in un vortice di violenza e adrenalina da cui non riusciranno più a uscire.

Tutti i film di guerra si sono sempre inseriti in una lunga tradizione di canoni espressivi e potremmo dire anche di parecchi cliché. Sollima è figlio di questo genere, ma decide di distaccarsene creando uno stile proprio, totalmente diverso da tutto ciò che potreste mai aver visto.

Mentre nel prequel della serie, “Sicario”, Villeneuve tentava di smorzare la violenza e la crudeltà con il personaggio di Emily Blunt e con una fotografia che caricava le immagini di forti emozioni, Sollima cancella tutto e ci getta in pasto alla sua cinepresa. Vuole che cogliamo ogni singolo fotogramma, ciò che conta è l’azione, il movimento. Soldado è un film in cui si parla poco e in cui effettivamente non c’è affatto bisogno di parole.

Una scena di “Soldado”. Copyright: COLUMBIA PICTURES

Come il film precedente il terreno di caccia rimane il confine tra Stati Uniti e Messico e tutto ruota attorno a Benicio del Toro e Josh Brolin, due uomini che non vengono considerati dal governo americano ma che proprio da questo vengono assoldati per sbrigare il lavoro sporco che non può essere compiuto ufficialmente. La loro missione è semplice: distruggere i cartelli messicani. E come farlo? Decidono così di rapire la figlia di un boss facendo in modo che la colpa ricada su una gang rivale.

Ciò che più ci coglie impreparati in Soldado è la sua capacità di persuasione. Nonostante ci mostri una freddezza disumana, omicidi gratuiti e davvero tanta violenza noi non possiamo fare a meno di schierarci con Brolin e Del Toro. Loro sono i nostri due anti-eroi, una sorta di coppia di Deadpool di frontiera, violenti e cattivi fino all’osso ma che in fin dei conti operano per un qualcosa che ci pare positivo.

Josh Brolin in una scena di “Soldado”. Fonte: Cinematographe.it

È proprio questa la rivoluzione del cineasta italiano, lui è in grado di farci piacere la guerra. Ogni sua scena ci infilza con una scossa di adrenalina e compiacimento, tanto da farci sentire come delle teenager di fronte al loro cantante preferito, ne vorremmo sempre di più. Questa è l’unica pecca di Soldado, dopo averlo finito ne sentirete già la mancanza.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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