Per molto tempo Spider-Man: Far From Home è stato definito dalla Marvel il vero epilogo dell’Infinity Saga, ma in realtà ne rappresenta l’eredità. L’inevitabile passaggio del testimone dopo gli avvenimenti di Avengers: Endgame. Solo in parte il film di Jon Watts affronta le conseguenze della decimazione, ne delinea sommariamente alcuni tratti e ne chiarisce altri. Il problema, appunto, era come affrontare la riapparizione di coloro scomparsi dopo l’ormai iconico schiocco di dita del folle Titano. La sceneggiatura sceglie di chiarire tale aspetto all’inizio del film, per passare velocemente al reale corpus della storia: l’amore adolescenziale e una pesante eredità.

Peter con indosso il costume da “Night Monkey” (Courtesy of Sony Pictures – © 2019 CTMG, Inc.)

È proprio su questi due poli che si alterna il secondo capitolo dell’amichevole arrampicamuri di quartiere. Peter deve affrontare il nuovo mondo, un mondo andato avanti di cinque anni senza di lui, i suoi amici e sua zia. La morte di Tony Stark ha lasciato un vuoto nel ragazzo, quanto nel cuore del mondo, che chiama a gran voce un nuovo Iron Man. Quando verrà reclutato da Nick Fury durante una gita scolastica in Europa per affrontare i terribili Elementari, Peter dovrà percorrere la strada della crescita e dell’accettazione del proprio ruolo. Ma il ragazzo vorrebbe solo godersi il viaggio in compagnia della nuova cotta, MJ (Zendaya). Il rapporto tra i due delinea, in modo divertente, un’età e una generazione.

Spider-Man è anche alla ricerca di una nuova figura paterna, una persona che lo comprenda e si assuma quelle responsabilità al di sopra della sua portata. Ed è qui che fa capolino un nuovo e presunto supereroe, Mysterio aka Quentin Beck (Jake Gyllenhaal). Ma non è tutto oro quello che luccica, e infatti il misterioso Beck non è altri che un impostore, un machiavellico stratega in cerca di fama attraverso la menzogna e l’inganno.

Come per l’Avvoltoio di Micheal Keaton, Mysterio rappresenta il classico nemico dell’Uomo Ragno: un semplice essere umano dotato di carisma e inventiva, un emarginato. Gyllenhaal, per quanto bravo, non ha la stessa forza magnetica di Keaton, quello sguardo che gela il sangue. Il suo personaggio però è ben costruito e, come nei fumetti, funge da nuovo insegnamento per il protagonista. Egli rappresenta il deus ex machina che sbroglia violentemente il conflitto interiore di Peter.

Spider-Man (Tom Holland) e Mysterio (Jake Gyllenhaal) in una scena del film (Courtesy of Sony Pictures – © 2019 CTMG, Inc.)

Le musiche, la comicità e la spensieratezza del film rinfrescano il clima tragico e funereo del precedente Avengers (e questo ci piace). Perché Spider-Man: Far From Home fa leva sui punti di forza di Homecoming e li amplia, trovando così la propria collocazione all’interno dell’universo Marvel. La sceneggiatura dà ampio spazio alle interazioni tra i personaggi, ai loro turbamenti e motivazioni, senza mai dimenticarsi dell’azione. Infatti, la battaglia finale ci mostra Peter al suo pieno potenziale, libero da quelle briglie che lo hanno tenuto a freno fino a quel momento. Gli effetti speciali danno man forte, e le suggestive e psichedeliche illusioni create da Beck sono un degno omaggio al genio di Steve Ditko.

Proseguendo la linea comica, nella prima scena post credit farà capolino un insospettabile personaggio che farà gioire molti fan e che getterà le basi per il sequel. La seconda, invece, si collega direttamente a Captain Marvel spiazzando la sala, ma, allo stesso tempo, facendo luce sullo strano comportamento di due personaggi. Spider-Man: Far From Home è un film divertente e adrenalinico, fedele all’anima pura della sua controparte cartacea.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10
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