Il 20 marzo al Cinema Apollo Undici si è tenuta la proiezione stampa di The constitution – Due insolite storie d’amore (Ustav Republike Hrvatsk), diretto dal regista croato Rajko Grlić. Il film, vincitore come Miglior Film al 40° Festival des Films du Monde di Montreal, e pluripremiato al 18° Festival del Cinema Europeo di Lecce, è stato prodotto dalla Interfilm, casa di produzione indipendente locata a Zagabria, e distribuito in Italia da Cineclub Internazionale e da Tycoon Distribution, anch’esse case indipendenti volte alla valorizzazione di film dall’alto valore espressivo e narrativo.

Il film ruota intorno a tre individui abitanti nello stesso palazzo di Zagabria, la cui interazione muove una storia che tra tragedia e commedia si fa forte del suo sottotesto sociale e politico. Vjeko è un insegnante omosessuale, sofferente per la morte del suo fidanzato Bobo, capace di trovare sollievo solo quando, travestito da donna, passeggia a notte fonda per la città. Il padre, Hrvoje, anziano e costretto a letto da sei anni, è stato durante la seconda guerra mondiale ufficiale dell’esercito fascista croato, e non ha mai accettato i gusti sessuali del figlio. Maja è un’infermiera costretta ad abitare in un seminterrato insieme al marito Ante, poliziotto vessato da discriminazioni per via del suo essere serbo. Una notte, Vjeko viene picchiato da un gruppo di ragazzi e lasciato sanguinante in mezzo alla strada. Maja si prende cura di lui e del padre, ed in cambio Vjeko accetta di aiutare il marito Ante, che soffre di dislessia, a preparare un esame sulla Costituzione Croata. La bellezza dei principi democratici della Costituzione stride con una realtà dove l’odio e la rabbia inondano di violenza l’intero paese, correndo sotterranei anche tra i sentimenti degli stessi protagonisti, la cui diversità non è sinonimo di una raggiunta comprensione ed accettazione di sé stessi e dell’altro.

 

Vjeko travestito da donna. Fonte: comingsoon.it

I fatti hanno dunque luogo in Croazia, stato che tutt’oggi soffre di uno scontro etnico e culturale che coinvolge ogni aspetto della vita, limitando di molto le libertà individuali. In particolar modo, le violenze tra croati e serbi non accennano a sparire, dilungandosi ormai da molti anni. Già durante il secondo conflitto bellico infatti, gli Ustascia, soldati croati che agivano sotto il controllo del Terzo Reich, si resero protagonisti di un genocidio il cui obiettivo era “ripulire” la Croazia dai serbi. Negli anni ’90 nuove ondate di conflitti gettarono il paese nel caos, e la presenza di serbi in suolo croato diminuì dal 12.2% al 4.5%. Dalla transizione dal socialismo al capitalismo, la Croazia ha avuto un pesante crollo economico, da cui è scaturito un disagio che ha permesso ai nazionalismi di influenzare la popolazione con una cultura dell’odio che tutt’ora fomenta gli ideali di molte persone.

D’altronde era desiderio del regista, e dello sceneggiatore Ante Tomić, fare un film “sull’attuale momento della storia croata, sull’atmosfera di odio e intolleranza”, concentrando lo sguardo su pochi personaggi, la cui intimità diviene specchio del disagio di un’intera società. Vjeko e Ante incarnano quelle contraddittorietà che confondono, amalgamandoli, i ruoli di oppresso ed oppressore: entrambi sono vittima di un sistema che ingabbia e calpesta la loro libera autodeterminazione, ma al contempo fanno parte di esso quando rilanciano tutta la sofferenza ricevuta in rinnovata ostilità verso i più deboli. Vjeko, costretto a nascondersi per via della sua omosessualità, osteggiato e malvisto dal suo stesso popolo, non fa però che riverberarne i pregiudizi quando diffida di Ante, un serbo che proprio per autodifesa dalle continue minacce non può che costruirsi una corazza di avversione dove gli insulti rimbalzano e ritornano al loro mittente. Tra sospetti e sguardi biechi, un avvicinamento tra i due vicini è possibile, a patto che essi imparino ad ascoltare e vedere oltre i luoghi comuni e le proprie paure, abbandonandosi ad uno sguardo empatico ed accogliente che abbracci e ponga risoluzioni anche con il proprio passato.

L’infermiera Maja e il marito serbo Ante. Fonte: myredcarpet.eu

Obiettivo di Grlić è rappresentare una storia fittizia la cui forza drammaturgica è resa viva dall’approccio sincero che essa stringe con un contesto reale e presente: “è solo quando si trova sullo schermo delle persone reali, sebbene mai viste prima, che lo spettatore può mettere a confronto la propria vita con quella dei personaggi, trasformando la loro esistenza nella propria, in ciò che sia ama così come in ciò che si odia” afferma lo stesso regista.

In un mondo dove gli estremismi cominciano a prendere piede alimentando razzismo e diffidenza, non solo croati e serbi possono stringere un profondo rapporto comunicativo con il film, ma anzi tutti vi possono scorgere frammenti della propria realtà, e magari trovarvi piccole ma utili risoluzioni.

© riproduzione riservata