di Adriano Losacco

The deep, del regista Baltasar Kormàkur, è tratto da una storia vera ambientata in Islanda, presso le Isole Vestmann nel 1984 e racconta, sottoforma di docu-fiction, lo spirito di sopravvivenza del protagonista Gulli (Olafur Darri Olafsson), unico superstite del naufragio del peschereccio Breki. Gulli è timido e robusto, un antieroe dunque rispetto ai canoni dell’eroe tradizionale possente e forzuto. La sua forza sta nel resistere miracolosamente in completa solitudine alle rigide temperature delle acque dell’oceano Atlantico.

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Questa può essere considerata la prima delle tre parti in cui il film si può suddividere, che si apre con la presentazione generale delle vite dei pescatori prossimi all’imbarco e si chiude con il naufragio. La seconda parte dal generale si sofferma sul particolare: Gulli, nel bel mezzo dell’Oceano nella vana attesa di un aiuto, lascerà spazio a flashback tesi a definirne il profilo psicologico permettendo così allo spettatore di empatizzare con lui. La terza e ultima parte, invece, si concentra sul ritorno del superstite sulla terraferma e sul conseguente reinserimento nella società che inizia a celebrarlo come fosse un eroe promotore di un vero e proprio miracolo. Per questo motivo Gulli viene sottoposto a determinati test scientifici con l’intento di capire e giustificare la sua disumana capacità di resistenza in acque così gelide.

Viene pertanto volutamente trascurata narrativamente la preoccupazione per le vittime, care più a Gulli che alla società attratta invece dalla fama di un uomo che non si definisce né eroe né “un mostro marino”, ma semplicemente un uomo fortunato. In un senso più lato le vittime sono quei pescatori islandesi che quotidianamente rischiano la propria vita sfidando la natura e la sua forza distruttrice, in questo caso quella del mare, con la amara consapevolezza che questo in casi estremi potrebbe diventare la loro tomba. Infatti è a tali pescatori che il conterraneo regista Baltasar Kormàkur ha dedicato il suo film onorandoli attraverso la figura emblematica del suo protagonista, “una piccola goccia (di vita) nell’oceano (di morte)”.

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The deep, girato nel 2012 ed uscito soltanto ora nelle nostre sale, si distingue dalla massa odierna di survival movies non solo per la sua connotazione documentaristica, ma anche e soprattutto per la totale mancanza di effetti speciali a favore di un’apparente semplicità stilistica che spiana la strada alla dimensione psicologica di un eroe inconsueto e a un montaggio dal ritmo sempre incalzante. A fare da corollario opportuno è la musica elettronica composta da Ben Frost e Danìel Bjarnason che nei titoli di coda vira verso i gelidi soffi di vento del brano Staràlfur inciso dalla band islandese per eccellenza: i Sigur Rós.

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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