Manfredi Lucibello, classe ’84 è un regista esordiente che ha alle sue spalle il pluripremiato cortometraggio Storia di nessuno e i due documentari Centoquaranta – La strage dimenticata e Il Paese Perduto. Con Tutte le mie notti Lucibello tenta la strada del lungometraggio di finzione e trova in Barbora Bobulova, Benedetta Porcaroli e Alessio Boni i volti per il suo thriller psicologico.

La storia segue le vicende di una notte in cui, nelle deserte strade di un paese di mare, Veronica (Barbora Bobulova) e la giovane Sara (Benedetta Porcaroli) si incontrano in circostanze sospette. In un isolato appartamento le due donne dovranno fare i conti con gli accadimenti di quella notte che portano con sé segreti e bugie.

Barbora Bobulova è Veronica in una scena del film

Tutte le mie notti è un film più noir che thriller, ne condivide i tratti stilistici e della messa in scena. La fotografia notturna, i personaggi illuminati da fioche luci e il mistero dietro la loro storia riconducono l’opera del regista fiorentino ad un genere ben definito. Il thriller è quasi velato e si rintraccia in poche scene d’inseguimento, ma la suspense, tratto caratteristico del genere, non trova mai spazio in un plot fin troppo prevedibile. Non si avverte mai un senso di tensione e vera preoccupazione e  per le sorti delle protagoniste.

Ciò su cui punta di più il film è l’incontro tra due donne, due età e vissuti differenti. Questo puntare sull’animo nascosto dei protagonisti porta il film ben lontano dalla sua presunta connotazione di genere; il drama è quello che alla fine risalta di più.

Dopo Baby, Benedetta Porcaroli torna a vestire i panni della baby squillo, trovandosi così a suo agio nel ruolo di Veronica. La recitazione della giovane sembra essere più azzeccata di quella della Bobulova che, invece, non riesce a trovare la profondità del suo personaggio. Inoltre, l’eccessiva erotizzazione del corpo nudo della Porcaroli tende a stancare e non consente di vedere appieno ciò che è veramente il suo personaggio: una ragazzina spaventata e insicura. Il Federico Vincenti di Alessio Boni invece, è una figura quasi marginale, un’ombra dietro le protagoniste, il film non gli dà il giusto peso per poterne comprendere appieno le azioni.

Benedetta Porcaroli e Barbora Bobulova in una scena del film

Lo specchio di Lacan ricorre più volte nel corso della storia. Gli specchi e i vetri in cui si osservano le protagoniste sono un modo, oltre la parola, per ricercare la propria identità ormai frammentata o sbiadita. La forma di queste scene non possiede la stessa grazia intimista di Chantal Akerman, ma se ne apprezza l’intenzione in quello che è un vero e proprio esordio. Le musiche di Yakamoto Kotzuga, per quanto belle, non trovano una loro giusta collocazione all’interno delle scene, al fine di sembrare quasi fuori tema.

Tutte le mie notti è un film ricercato, si avverte l’estro creativo del regista che tenta di emergere e prendere forma, ma Lucibello è ancora acerbo. Se ne apprezza comunque l’intenzione, la volontà di fuoriuscire da una produzione italiana ormai fin troppo standardizzata.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊,5/10