di Davide Pirocci

Un ragazzo di sedici anni di nome Vincent è affetto da autismo e viene amorevolmente cresciuto dalla madre Elena (Valeria Golino) e dal padre adottivo Mario (Diego Abatantuono). Il vero padre di Vincent, però, è Willi (Claudio Santamaria) un cantante conosciuto come il “Domenico Modugno dei Balcani” che vive la sua vita in solitudine consolandosi solo con l’alcool e con la musica.

Una sera, dopo uno dei suoi concerti, chiusi sempre con la stessa canzone dedicata al figlio mai visto, Willi decide di intrufolarsi in casa della ex-compagna per vedere Vincent per la prima volta e, nonostante l’accoglienza furiosa di Elena e Mario, raggiunge il suo scopo e riesce a vederlo. Una volta visto il padre naturale, Vincent scappa di casa e si nasconde nel cassone del furgone di Willi che, durante una sosta lungo la strada verso la destinazione del suo prossimo concerto, si accorge della “fuga” del figlio per stare con lui. Il cantante, inizialmente insicuro di potersi occupare di Vincent, durante il tragitto si convince e prende la decisione di portarlo con sé per le tappe dei suoi prossimi concerti lungo la costa balcanica, fuggendo letteralmente dall’inseguimento di Elena e Mario determinati a riportarsi il figlio a casa.

Il film prende dunque le piega di un vero e proprio road-movie intriso di sentimento e il viaggio assume le caratteristiche metaforiche di un percorso di riflessione e di scoperta di sé stessi e degli altri. Nonostante il soggetto di carattere letterario, liberamente ispirato ad una storia vera, la sceneggiatura risulta piuttosto debole e manca spesso di credibilità diegetica. I

l racconto del disagio di Vincent si mostra per larghi tratti sommario e non sono dunque sufficienti le premesse a inizio film in merito all’assenza di “pretese scientifiche” per giustificare un film in cui l’autismo gioca un ruolo chiave. Tuttavia resta apprezzabile il tentativo e il desiderio di dare piena dignità ad un personaggio come Vincent (ben interpretato da Giulio Pranno alla sua prima esperienza cinematografica) che ci viene mostrato in tutta la sua forza, vitalità, energia e vigore di un comune sedicenne, che rinverdisce una scenografia naturale bella quanto arida.

Willi e Vincent sono spesso soli in mezzo ad un deserto e tanto gli basta per essere felici, rendendo il rapporto padre-figlio forse l’aspetto più convincente della pellicola. Sufficienti le interpretazioni di Golino e Abatantuono mentre Santamaria si dimostra molto più convincente nell’interpretazione musicale che spesso oscura quella recitativa. Abbastanza deludente, invece, la performance di un Salvatores spento che sembra non aver gettato grande impegno e dedizione in una regia che ha le sembianze di un “compitino”.

VOTO: 🌊🌊🌊🌊🌊/10

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