di Carolina Arena

Quante “prime volte” abbiamo già vissuto durante i giorni di quarantena? Dalla prima pizza fatta a mano e la prima festa di compleanno in videocall alla prima Pasqua, per molti, lontano da casa. Esperienze sicuramente fuori dall’ordinario che ci impongono di reagire, di rispondere con soluzioni positive e coraggiose – per non esserne travolti.

Sulla stessa barca, il mondo dell’intrattenimento e, in particolare, quello cinematografico. Negli ultimi mesi, infatti, il settore ha subito un arresto, dovuto alle tante uscite in sala rimandate in tutto il mondo a quelli che oggi definiamo tempi migliori. Alcune case di produzione e distribuzione, italiane e non, hanno iniziato a proporre alternative a questo pericoloso stallo, sperimentando nuove soluzioni di ripresa per intrattenere il pubblico anche da casa, nonostante tutto.

Un figlio di nome Erasmus - Eagle Pictures

Luca Bizzarri e Daniele Liotti in “Un figlio di nome Erasmus” – Eagle Pictures

Il primo, audace tentativo in Italia è di Eagle Pictures con Un figlio di nome Erasmus, capofila della distribuzione in prima visione assoluta sulle piattaforme video On Demand. Il film, infatti, è disponibile da ieri tra i contenuti – a noleggio – di TimVision, Infinity, YouTube, Sky, Chili, Google Play, Rakuten e Huawei Video.

Una “prima volta” che cade in un’occasione speciale come la domenica di Pasqua non può non portare con sé belle sorprese. Sicuramente, per chi è in casa, i suoni e i profumi di un viaggio all’avventura aiutano ad “evadere”… ancor di più se accompagnati dalle immagini di un pittoresco Portogallo vissuto tra oceano, boschi e curve che portano sempre a nuove destinazioni.

Un figlio di nome Erasmus, diretto dal milanese Alberto Ferrari, è la storia di quattro amici che tornano a Lisbona, per la prima volta dai tempi dell’università, quando vengono a sapere della morte di Amalia – la donna che durante l’Erasmus li aveva fatti innamorare… tutti. Quello che gli amici non sanno è che il “ricordo” più grande lasciato loro da Amalia è  un figlio, ora ventenne: chi dei quattro sarà il padre? Un viaggio a tratti sconclusionato, divertente, movimentato e fuori da ogni esperienza ordinaria è quello a cui andranno incontro, alla ricerca del “loro” misterioso ragazzo.

Un figlio di nome Erasmus - Eagle Pictures

Luca Bizzarri in “Un figlio di nome Erasmus” – Eagle Pictures

Il film si presenta un po’ come un Mamma Mia! dei nostri giorni – con una colonna sonora senza dubbio accattivante, curata da compositori italiani di spicco, e successi come Torn di Natalie Imbruglia, che invoglia un po’ alla visione già dal trailer. I protagonisti e “contendenti” dell’eredità (il giovane figlio di cui non conoscono nulla) non sono più Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgård: in scena, adesso, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu (il celebre duo comico che torna sullo schermo), Daniele Liotti e Ricky Memphis.

Protagoniste al femminile, Carol Alt (nel ruolo della professoressa Alexandra) e la giovane promessa portoghese Filipa Pinto – nei panni dell’aiutante dei 4 amici durante il loro viaggio.

Un figlio di nome Erasmus - Eagle Pictures

Carol Alt in “Un figlio di nome Erasmus” – Eagle Pictures

Non mancano, infatti, le svolte inaspettate, gli scontri, gli equivoci e la comicità che ne deriva. A farla da padrone, il concetto di straordinario, che, con le parole del regista, “invade il nostro quotidiano e lo cambia per sempre”.

E’ quello di cui oggi più che mai il nostro presente ha bisogno: una nuova svolta, un’emozione più forte, qualcosa che cambi il ritmo delle nostre giornate. Una notizia positiva– come quella di essere padre (pur inconsapevolmente), che congela per un attimo la frenesia delle vite dei protagonisti, per farle subito ripartire più scattanti di prima.

Anche i riferimenti all’Erasmus, in periodi come questo, fanno del film un diversivo alla quotidianità adatto a tutti: chi ha vissuto un periodo all’estero e ne ricorda gli amori, le amicizie e le imprese goliardiche, e chi sogna di viverlo in futuro – nei già citati tempi migliori. Per antonomasia, per tutte le età, Erasmus è libertà. E la libertà è l’unica terra in cui fioriscono sogni, speranze, idee.

Certo, di questi tempi nessuno di noi può davvero viaggiare, ma cosa cambia? Un viaggio dentro se stessi è quello per cui, alla fine, partono anche i protagonisti di Un figlio di nome Erasmus, che li porta ad una trasformazione profonda. La stessa a cui ognuno di noi può andar incontro, pur dal proprio divano, con gli stimoli giusti.

Un figlio di nome Erasmus - Eagle Pictures

“Un figlio di nome Erasmus” – Eagle Pictures

E poi, dobbiamo ammetterlo: quanto ci manca la sala cinematografica, con il suo odore di popcorn al burro e la sensazione unica al tatto delle poltrone rivestite di rosso? In attesa di tornarci per davvero, in carne ed ossa, ogni casa può diventare un piccolo cinema. Per godersi, oltre ai titoli sempre presenti in catalogo, anche quelli in prima visione assoluta.

Un figlio di nome Erasmus sarà disponibile per le prossime quattro settimane. Non abbastanza per trarre conclusioni sul futuro del cinema in un periodo così delicato, ma utile come esperimento che potrebbe aprire gli orizzonti dell’industria a nuove tipologie distributive per i giorni a venire.

Voto:🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagini: © Eagle Pictures
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