Dopo anni di più o meno onorato servizio, il detective Drebin (Leslie Nielsen) decide finalmente di “appendere la pistola al chiodo” e ritirarsi dal corpo di polizia di Los Angeles. Il matrimonio con l’amata Jane (Priscilla Presley) dovrebbe segnare l’inizio di una nuova vita per entrambi, ma a Frank è richiesta un’ultima improbabile ed esilarante missione. Per sventare un attentato terroristico, Drebin dovrà agire sotto copertura fingendosi “Nick lo sfregiatore magico”. Dopo essersi infiltrato in carcere, entrerà in combutta col compagno di cella Rocco Dillon (Fred Ward) scoprendone i piani. Tra equivoci, assurdità e momenti di pura commedia riuscirà Frank a portare a termine la sua operazione finale?

“Io non ho mai pensato: non vedo perché dovrei cominciare a farlo adesso!” Frank Drebin

Una pallottola spuntata

Frank Drebin in “Una pallottola spuntata 33 1/3” 

Un capolavoro della commedia demenziale

Dall’uscita nelle sale americane del primo capitolo de Una pallottola spuntata nel 1988 sono passati più di tre decenni. Ciò nonostante la trilogia può essere tutt’oggi considerata una delle meglio riuscite nonché emblema del suo genere. Ideata dai fratelli David e Jerry Zucker con Jim Abrahams, dalla cui collaborazione era già nata l’iconica pellicola L’aereo più pazzo del mondo, la storia ruota attorno al poliziotto Frank Drebin. Alle sue indagini condotte con i metodi più disparati e bizzarri, nonché al suo inusuale rapporto con la bella Jane Spencer.

La pellicola è un evidente satira rispetto al genere poliziesco che spopolava sul grande e piccolo schermo dalla fine degli anni ’80 specialmente in America. Il detective Drebin e i suoi colleghi del dipartimento di polizia di Los Angeles sono la perfetta rappresentazione degli stereotipi sulle forze dell’ordine americane. Nonostante la leggerezza che caratterizza questa produzione, ciò poteva creare non pochi problemi agli sceneggiatori suscitando il disappunto delle forze dell’ordine in sala. Non fu però questo il caso, grazie all’abilità dei fratelli Zucker di creare un prodotto ampiamente apprezzato dal vasto pubblico e talmente esilarante da far sorridere anche il più inflessibile dei cops americani.

Una pallottola spuntata

Frank Drebin in “Una pallottola spuntata 33 1/3” fonte: ToDoMovies

Leslie Nielsen: il re dell’ilarità

Il successo di Una pallottola spuntata e alcune delle sue battute più indimenticabili non sarebbero però stati possibili senza la scelta del perfetto interprete per il personaggio di Frank Drebin: Leslie Nielsen. Già apparso nel 1980 in L’aereo più pazzo del mondo, è stato fin da subito la prima e unica scelta per il ruolo. L’impassibilità e la solo apparente serietà con cui interpreta ogni suo personaggio, contrasta con la natura comica delle situazioni in cui spesso si ritrova. Alcune delle geniali freddure che caratterizzano il detective Drebin sono nate dallo stesso Nielsen, uomo brillante e con uno spiccato senso dell’umorismo che ha sempre riversato in ogni sua interpretazione. La trilogia di Una pallottola spuntata lo ha consacrato per sempre come il re dell’ilarità e del genere comedy, in America e nel mondo.

Leslie Nielsen, Fred Ward e Kathleen Freeman in una scena del film

Una pallottola spuntata 33 1/3: una commedia per ogni occasione

Dal primo all’ultimo, i film di questa trilogia sono un must per ogni appassionato del genere, ma non solo. La studiata comicità dei dialoghi, delle situazioni e di ogni personaggio li rende perfetti per ogni momento e per essere condivisi con chiunque. La chiave sta nella semplicità della storia, che non cerca di essere pretenziosa e che si alimenta di un umorismo irresistibile. Pur essendo “demenziale” il nome più corretto per questo genere di pellicole, non vi è nulla di demenziale o scontato nel loro effetto sul pubblico. Film come questi hanno il potere di riportare il sorriso sul volto degli spettatori e di unire generazioni diverse con le stesse risate, resistendo al passare del tempo e regalandoci momenti di pura gioia.

“Fatti coraggio Ed: questo non è un addio, è solo un “non ti rivedrò mai più”. Frank Drebin

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