Nel 2006 uscì X-Men: Conflitto Finale, considerato unanimemente il peggior film del franchise sugli X-Men. Il film di Brett Ratner attinse a due saghe dell’universo Marvel, tra cui quella della Fenice Nera. La scelta di riportare tale saga sullo schermo fece storcere il naso ai più che temevano un secondo flop (a buon ragione) e una storia molto simile a Conflitto Finale. I timori purtroppo sono diventati realtà, e Dark Phoenix non si allontana molto da quel lontano fallimento.

Vuk (Jessica Chastain) e Jean Grey (Sophie Turner) in una scena del film (© Twentieth Century Fox Film Corporation)

La storia riprende ben nove anni dopo gli avvenimenti di X-Men – Apocalypse (senza mai citarli, come se non ci fosse un flusso di continuità nella saga) e assistiamo a un periodo di gloria per i supereroi mutanti, ora acclamati dalla folla e premiati dal presidente degli Stati Uniti. Tutto però crollerà quando Jean Grey (Sophie Turner) assorbirà una forza cosmica durante una missione di salvataggio nello spazio, che le farà cadere i blocchi psichici imposti su di lei da Charles Xavier (James McAvoy) e facendola diventare l’essere più potente della terra.

Non è chiaro cosa sia successo durante la lunga gestione del film, che nel tempo ha visto vari reshoot, quel che invece si evince è un certo pressapochismo e stanchezza nel trattare la sceneggiatura. La storia, infatti, si svolge in maniera piatta e fin troppo lineare. Nessuna emozione traspare dallo schermo, men che meno dai volti e dalle parole dei protagonisti, relegati quasi a mere comparse. Nessuno sfolgorio compare nelle quasi due ore di visione e un profondo anticlimax permea l’intero film.

Senza entrare nel merito del buco narrativo (tra Dark Phoenix e il film precedente) nella storyline di Jean/Fenice, il film di Simon Kinberg non sembra sfruttare il proprio cast, prima fra tutti Sophie Turner. L’attrice (apprezzata in Game of Thrones) tenta di restituire la pericolosità del suo personaggio, il suo turbamento, la rabbia e la solitudine, ma non riesce nello scopo. Quella che dovrebbe essere la protagonista/antagonista si tramuta in semplice personaggio. I dialoghi non brillano per sottigliezze, anzi si riducono a semplici constatazioni dei fatti.

Gli X-Men in azione in una scena tratta dal film (© Twentieth Century Fox Film Corporation)

L’unico che spicca per un po’ di carisma è il Magneto di Michael Fassbender, per quanto la sceneggiatura lo muova come un burattino. Altro tratto che non convince è la specie aliena dei D’Bari (inventata appositamente per il film), comandati da Jessica Chastain: il loro apporto al film è pressoché nullo e ci si domanda quale sia la loro utilità narrativa; tutti si aspettavano la trasposizione cinematografica dei famosi Shi’ar, ahimè niente. Inoltre, Kinberg, sembra non curarsi dei combattimenti, della battaglia finale (tra le più scialbe dei cinecomic) e dei costumi; in Apocalypse gli X-Men sembravano più dei Teletubbies che dei supereroi, ma qui si è optato per un look alla teen drama di MTV e non convince veder combattere la Chastain in tacchi e cappotto.

Un vero peccato, perché X-Men – Dark Phoenix poteva essere il degno epilogo di una saga ventennale e la giusta conclusione per il percorso della 20th Century Fox. Non resta da vedere come il Marvel Cinematic Universe tratterà gli emarginati mutanti nati dalla matita di Jack Kirby e dalla mente di Stan Lee.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

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