di Alessia Agostinelli

Per molti l’arte è intrattenimento e svago e la maggior parte dei prodotti, audiovisivi o meno, bene assolvono a questo compito, pur sempre legittimo. Sempre piu spesso però l’arte vuole e deve farsi politica. Per colmare non solo i momenti morti nella serate degli spettatori, ma soprattutto le sue lacune e i pregiudizi imposti dall’educazione e dalla società circostanti. Il documentario XIII emendamento (13th) è certamente uno degli esempi più riusciti di questa strada politica e necessaria che l’arte si impone di intraprendere.

Necessaria sì, perché solo tale puo definirsi l’opera di Ava DuVernay. Prima donna afroamericana a ricevere una nomination al Golden Globe e al Critics Choice Award come miglior regista per il film Selma – La strada per la libertà, la DuVernay ha raggiunto lo scorso 11 giugno un altro record. È infatti la prima regista afroamericana a entrare nel board of governors dell’Academy of Motion Picture. Divenendo, di fatto, parte del consiglio di amministrazione dell’ente che organizza gli Oscar.

Le derive del tredicesimo emendamento americano

Quello stesso giorno, Netflix ha lanciato la collezione “Black Lives Matter” con oltre 45 film, serie TV e documentari per informare i suoi consumatori a una visione educata e fattuale dei temi oggi così trattatati dai media e per le strade del mondo. In questa raccolta, attingendo anche ad alcune delle storie approfondite in altri film o serie come When They See Us e Time, The Story of Kalief Browder, troneggia XIII emendamento.

XIII Emendamento

Nel momento storico che stiamo vivendo, decisivo per la lotta alle disuguaglianze razziali, questo documentario è un monito imprescindibile a una deriva spesso implicita e ingiusta di uno dei paesi piu sviluppati al mondo. In maniera ponderata eppure intensa Ava DuVernay ci fornisce una grande summa di una vera piaga sociale. Lo fa in XIII emendamento, reso celebre oggi dai drammatici fatti legati all’uccisione di George Floyd, ma presente sulla piattaforma di streaming dal 2016. Un segno triste dell’ipocrisia insita nella nostra società, sempre pronta alla lotta, ma solo dopo l’ennesima evitabile tragedia.

Il titolo si riferisce al tredicesimo emendamento della costituzione americana che, a seguito della guerra civile, nel 1865 abolì legalmente la schiavitù, e che così recita:

La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura.

Fatta la legge, trovato l’inganno, verrebbe da dire. E a buon diritto. XIII emendamento svela infatti la progressiva deriva da quella seconda qualificante clausola, agli orrori della criminalizzazione mirata verso chi di quello storico emendamento avrebbe dovuto finalmente beneficiare. Fino alla tentacolare industria carceraria americana e le azienda che la alimentano. E così, l’America liberale ha trovato nella detenzione delle frange piu deboli della società la valvola di sfogo di un razzimo strutturale da essa stessa alimentato.

XIII emendamento

XIII Emendamento è un’opera di grande sintesi storica

Con brillante lucidità, DuVernay ripercorre la storia di un paese dilaniato dai conflitti razziali. Lo fa con una miscela potente di filmati d’archivio e testimonianze di attivisti, politici, storici, donne e uomini precedentemente incarcerati. In un connubio perfetto di dati sconcertanti (il 25% dei detenuti del pianeta è negli Stati Uniti, che pure ospita il 5% delle popolazione globale) e storie strazianti, come quelle di Kalief Browder e dei cinque ragazzi di Central Park, XIII emendamento fornice ogni elemento per la riflessione, e paventa la strada, si asuspica, al cambiamento.

Senza paura, ma certo con rabbia e rigore intellettuale, Ava DuVernay svela la natura del sistema carcerario americano. E anche le ipocrite forze economiche dietro il razzismo strutturale dell’America di oggi come di ieri. Dalla mitologia della criminalità nera, perpetrata sin dagli albori del cinema in film propagandistici come The Birth of A Nation di David W. Griffith, alla strumentalizzazione politica della lotta alla droga, XIII emendamento arriva in maniera acuta, penetrante e dolorosa. Fatti e cifre salienti sono marcati nella memoria dello spettatore con una potenza visiva rara.

Ed è difficile pensare che ad oggi 2,3 milioni di persone siano incarcerate nella cosiddetta Land of Freedom. Che così tanti destini siano alla mercé di un’incarcerazione di massa sostenuta da un sistema economico malato e corrotto.

XIII Emendamento

Angela Davis in “XIII Emendamento”

Educare alla conoscenza

Forse mai come oggi, in cui in maniera preponderamente i riflettori del mondo sono puntanti su una questione tanto vecchia quanto urgente, XIII emendamento è un’opera necessaria. Necessaria nelle scuole per educare le generazioni future, perchè la storia venga mostrata per ciò che fu veramente. Ma anche negli uffici pubblici, ai politici che la storia stessa l’hanno plasmata a loro piacimento, per il favore delle masse.

Prima ancora che politica dunque, la vocazione di XIII emendamento, è storica. Ancora una volta lo strumento cinematografico può essere una potente arma per istruire la collettività. The Birth of A Nation contribuì in maniera criminale non solo a rafforzare il razzismo endemico dell’America del primo Novecento, ma anche al suo futuro propagarsi nel suo tessuto sociale. Così XIII emendamento deve coadiuvare la rottura di un circuito pregiudizievole e ineducato.

Nell’era dell’informazione e della condivisione, abbiamo il dovere di non rimanere semplici spettatori, ma di diventare attiviti fautori del cambiamento che tutti noi meritiamo.

Immagini: © Netflix
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