di Emma Maria Dinuzzi

Bloccata in loop temporale, Nadia Vulvokov (Natasha Lyonne, la Nicky Nichols di Orange is the new black), una programmatrice di videogiochi dedita al fumo, alle droghe, al sesso occasionale e all’alcool, è condannata a morire e a rivivere lo stesso giorno, il suo trentaseiesimo compleanno.

Sebbene la trama di Russian Doll non abbia in sé nulla di nuovo, a rendere singolare questa nuova serie (su Netflix dal 1 febbraio) sono i piccoli dettagli che lo spettatore deve poter mettere insieme, nel corso di 8 episodi, primo fra tutti il titolo.

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Russian Doll, di fatti, non è solo un riferimento alle origini della protagonista, il cui cognome di certo non è americano, ma ricorda le ben più famose matrioske, un insieme di bambole che va incastrandosi alla perfezione, metafora di una vita dentro una vita, in un cerchio che va stringendosi sempre più fino alla bambola più piccola, fino al fulcro.
Tuttavia, proprio come una bambola russa, la vita di Nadia si incastra con un’altra vita, quella di Alan (Charlie Barnett), personaggio speculare e diametralmente opposto, bloccato nello stesso loop temporale e destinato a rivivere ogni giorno, il giorno peggiore della sua vita.

Coppia improbabile, Alan e Nadia dipendono l’uno dall’altro, in un gioco di ruoli in cui quello del “più forte” è affidato a lei che, di fatto, sembra avere tutte quelle caratteristiche solitamente attribuite al sesso maschile (cinica, dedita ai vizi più disparati, nessun legame affettivo per “mantenere l’illusione del libero arbitrio”), in contrapposizione ad Alan, ragazzo fragile ed emotivo ma anche abitudinario e maniacale nel suo tentativo di tenere tutto sotto controllo.

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Due facce di una stessa medaglia: l’America. Nadia e Alan rappresentano, dunque, quegli aspetti che la società contemporanea pretende, chiede che si rispettino: bisogna vergognarsi delle proprie emozioni, celarle (Nadia); è necessario che ogni cosa sia al proprio posto, avere tutto sotto controllo (Alan). Un castello di menzogne. Ed è esattamente lì che veniamo proiettati fin dalla prima scena. In un party organizzato dalla sua amica Maxine (Greta Lee), Nadia è costretta a sfoggiare un sorriso di circostanza per persone che neppure conosce, con la voglia di potersene allontanare ma a cui, per uno strano scherzo del destino, è costretta a tornare ogni volta che muore. Allo stesso modo, Alan sfoggia una casa perfetta in cui ogni cosa è esattamente dove dovrebbe essere, ma che nasconde un disordine tutto interiore.

Per trovare un senso al loop temporale in cui è imprigionata, dunque, Nadia deve poter aprire tutte le bambole possibili. Deve aprirsi ai possibili scenari della sua vita, abbattere le maschere che indossa per celare il più profondo dei dolori, fino alla sua parte più intima, alla bambina che è stata; ma per farlo ha bisogno di Alan, il più emotivo tra i due che, da parte sua, per arrivare alla bambola che abita il suo Io più profondo, ha bisogno di Nadia e del suo caos.

In Russian Doll a momenti di grottesca ilarità se ne aggiungono altri di forte emotività, anche grazie all’eccezionale interpretazione di Natasha Lyonne, regista e sceneggiatrice della serie con Amy Poehler, che alla storia di Nadia aggiunge non pochi elementi autobiografici. Molto apprezzati i dettagli che fanno da cornice alla storia: i fiori che appassiscono a poco a poco, la frutta che imputridisce, i pesci nell’acquario che scompaiono. Sintomo che, ad ogni morte, il tempo seppur ripetendosi non ha gli stessi effetti su ciò che ci circonda.

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Meravigliosi, ad ogni “rinascita”, sono i primi piani dei protagonisti che lasciano trasparire strazianti emozioni, riflesse nello specchio del bagno – unico e più intimo luogo – in cui, con il mondo fuori che bussa alla porta, ci si può guardare allo specchio e concedersi l’opportunità di guardarsi negli occhi senza mentirsi.

Nel complesso, Russian Doll, è una serie molto consigliata, in particolare a chi vuole concedersi una lunga seduta psicoanalitica, a chi vuole mettersi in gioco e, non senza qualche amara risata, smontare le proprie bambole, metafora di quelle maschere che ognuno di noi indossa ogni giorno, prima di immergersi nella vita di sempre.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10