È l’11 settembre 1973 quando il generale Pinochet, con un golpe che mette a ferro e fuoco la città di Santiago del Cile, spazza via in un colpo solo il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende. Un episodio terribile e fondamentale della storia mondiale che vede i sogni di un popolo infrangersi sotto il peso di una dittatura militare.

Nanni Moretti in Santiago, Italia decide di raccontare la parabola discendente di un paese, il Cile, che ha accarezzato l’idea di una vera democrazia per poi vedersela brutalmente strappare di mano.
La sua è una narrazione senza fronzoli, che mette da parte la retorica spicciola e i sensazionalismi per dare spazio alle parole di chi ha vissuto sulla sua pelle lo sradicamento dalla propria terra e la distruzione delle speranze, ma anche di chi è stato complice di quella tirannia.

(Nanni Moretti, Fonte: nonsolocinema.com)

Il regista, diversamente da come ci ha abituati, resta un passo indietro rispetto alla scena, facendosi da parte per non intralciare con la sua presenza un racconto che non ha bisogno del protagonismo per essere efficace. In una sola occasione, inevitabilmente, Moretti si mostra e dice la sua per sottolineare la partecipazione e ribadire il coinvolgimento con quel «Io non sono imparziale» che fuga ogni dubbio. Negli altri casi il suo è un incalzare, domandare, polemizzare – ma non troppo – così che l’intimità di un ricordo diventi condivisione.

Ho voluto raccontare, semplicemente, una storia umana. Ma viviamo in tempi talmente strani che parlare di umanità diventa automaticamente un gesto politico

La politica c’è, ma è lasciata alla storia. L’umanità, invece, è quella mostrata dall’ambasciata italiana a Santiago: unico baluardo di resistenza che diede rifugio a tanti oppositori del regime di Pinochet. Gli stessi che oggi ricordano con commozione il loro arrivo in Italia e l’accoglienza data loro da un paese sensibile e umanamente vicino ai drammi degli altri popoli.
La repressione, la dittatura, i desaparecidos diventano allora un modo efficace per parlare di inclusione e solidarietà, con un sottofondo di nostalgia che accompagna il ricordo di un paese, il nostro, che era sempre pronto ad aprire le braccia a chi ne aveva bisogno.

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