In occasione del primo talk di Parole Correnti, il nuovo format culturale e sociale di Artwave, realizzato in collaborazione con Industrie Fluviali di Roma, approfondiamo alcuni aspetti legati al poliamore. Dopo una breve introduzione storico-culturale, una riflessione filosofica sull’amore in senso lato e alcune indicazioni più specifiche condivise nell’ultima puntata del podcast Il salotto di Artwave, è giunto il momento di entrare nelle questioni che più ci stanno a cuore: le rappresentazioni che l’arte, il cinema, la letteratura ci offrono e che ci permettono di comprendere meglio la nostra realtà.

Poliamore è parola sempre più (ri)corrente nella nostra società: negli ultimi anni sono diverse le serie televisive che hanno affrontato, più o meno direttamente, questo tema declinandolo in contesti diversi e cercando di rendere giustizia all’ampio spettro di personalità, situazioni e condizioni in cui tale modalità di relazione si può esplicitare. 

Tra queste, non possiamo non citare You, me, her del 2016: Jack ed Emma sono la classica coppia eteronormata americana che vive più o meno felice in quel di Portland; la loro intimità ha subito una certa botta d’arresto e, in questo frangente, tanto comune quanto delicato, arriva Izzy, una giovane studentessa che stravolgerà la vita di entrambi coinvolgendoli in un esilarante triangolo amoroso. Poi c’è Easy, serie antologica targata Netflix che racconta l’amore ad ampio spettro, includendo qualsivoglia orientamento sessuale e di genere; e Modern Love, serie di enorme successo nata da un podcast, che racconta l’amore (anzi gli amori) ai giorni nostri, incrociando temi classici a nuove forme relazionali tipiche della contemporaneità.

Ma se c’è una serie che si costituisce come il vero e proprio manifesto del poliamore, questa è indubbiamente Sense8 delle sorelle Wachowski (sì sono le stesse persone che hanno creato Matrix, entrambe hanno cambiato genere diventando donne, Lana nel 2012 e Lisa nel 2016): 24 episodi che descrivono e raccontano il poliamore in tutte le sue sfaccettature, utilizzando un’efficacissima metafora fantascientifica, in pieno stile Wachowski.

Gli otto protagonisti di Sense8 (2015-2018) creata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski. Fonte: Netflix.it.

Sense8: la serie cult sul poliamore

Otto sconosciuti che vivono in luoghi diversi e che hanno caratteristiche (religione, orientamento sessuale e di genere, professioni e molto altro) estremamente variegate scoprono di essere interconnessi telepaticamente e di poter usufruire, attraverso questo contatto mentale, delle capacità e delle abilità gli uni degli altri. I Sense8 formano un cluster (una cerchia, e guarda caso è proprio questa la che si usa per definire i gruppi esclusivi di persone poliamorose) e presto scoprono di doversi alleare e difendere da Whispers, anch’egli sensate che ha rinnegato la propria natura, allontanandosi dalla propria cerchia e addirittura mirando ad eliminare questa “tipologia” di persone dalla faccia della Terra.

Una delle scene più iconiche di “Sense8”: gli otto protagonisti partecipano ad una sfilata pride LGBTQ+. Fonte: Netflix.it.

Gli otto protagonisti della serie rappresentano tutte le possibilità immaginabili di amore e di legame emotivo: Nomi è una trans mTf (“male to female”, ovvero da uomo a donna) che ha una relazione stabile e duratura con la sua compagna Amanita; quest’ultima, pur non rientrando nel gruppo dei Sense8, comprende ben presto  la condizione esistenziale della sua donna, accetta la situazione e la sostiene, creando legami estremamente positivi con gli altri membri del cluster e aiutandoli a superare ostacoli e difficoltà nella loro lotta per la sopravvivenza. Lito, invece, è un attore di grande successo: omosessuale, non ha ancora fatto coming out e vive nell’ombra la relazione con il suo compagno. Nell’arco della narrazione, scoprirà la bellezza di un intenso ménage à trois che coinvolgerà proprio con la sua “copertura” Daniela, emancipandosi lui stesso da pregiudizi e idee preconcette su cosa sia l’amore e l’attrazione sessuale. Will e Riley invece rappresentano la classica coppia etero che vive un amore unico, profondo e totalizzante: tuttavia, ciò non impedisce loro di sviluppare una fortissima connessione mentale ed emotiva con gli altri membri del cluster, anzi. Sembra quasi che il loro stesso amore ne sia rafforzato e accresciuto. E poi ci sono Wolfgang e Kala: anche loro si innamorano piano piano, puntata dopo puntata, ma la giovane donna è sposata con Rajan, che pure ama profondamente. Nonostante si senta enormemente combattuta, Kala non può negare l’evidenza:  il sentimento per Wolfgang diventa sempre più intenso, il senso di colpa aumenta inesorabile e il dilemma pare, a tutti gli effetti, irrisolvibile. Ma nel mondo di Sense8 una soluzione c’è, eccome: richiede immenso coraggio e fiducia, comporta uno slancio che è una vera e propria sfida a se stessi e all’altro da sé ma esiste ed è percorribile. Completano la cerchia Sun e Capheus: la prima è una donna d’affari di Seul mentre il secondo è un abilissimo autista keniota. Con questi due personaggi, le sorelle Wachowski aprono l’orizzonte del poliamore e del complesso universo della sessualità, dominati da sempre dalla visione occidentale, per esplorare culture diverse e analizzare stereotipi e pregiudizi, possibilità e lotta per l’emancipazione in contesti alternativi rispetto al solito. Il che, ça va sans dire, è uno dei tasselli più preziosi di questa serie tv.

In definitiva, Sense8 è un meraviglioso affresco, poliedrico e colorato, di possibilità di relazioni e di legami tra esseri umani caratterizzati da un unico, meraviglioso e sempiterno leitmotiv, che poi è il titolo dell’ultima puntata: OMNIA VINCIT AMOR.

Immagine di copertina e a corredo dell’articolo tratte da Netflix.it.
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