“Alla tua salute, bambina”

Era il 1942, e a New York veniva presentato in anteprima mondiale Casablanca, un film che negli anni a venire sarebbe entrato nella storia del cinema per sempre. In Italia sarebbe uscito solo quattro anni dopo per via della guerra e della censura. Sono passati ben settantatré anni da allora, ma l’opera di Michael Curtiz vive ancora nell’immaginario collettivo del nostro tempo. Molti sono stati i film che dagli anni ’70 in poi ne hanno citato frasi e scene, a partire da Provaci ancora Sam di Woody Allen.

Paul Henreid, Ingrid Bergman e Humphrey Bogart nei panni di Victor, Ilsa e Rick (© 1942 – Warner Bros.)

Altri hanno citato l’immortale classico Hollywoodiano, come Peter Bogdanovich nel suo Ma papà ti manda sola?, Emir Kusturica in Gatto nero, gatto bianco e Rob Reiner in Harry ti presento Sally. Anche I Simpson e Topolino hanno reso omaggio a Casablanca. “Una bella amicizia” quindi, che non si è ancora incrinata, o almeno non del tutto.

Casablanca vinse tre premi Oscar nel ’44, come miglior film, miglior regia a Curtiz e miglior sceneggiatura non originale a Julius J. Epstein, Philip G. Epstein e Howard Koch; la sceneggiatura è tratta dall’opera teatrale di Murray Burnett e Joan Alison, Everybody Comes to Rick’s. Il film fu realizzato in pochi mesi e con budget ristrettissimo, la produzione avvenne soprattutto all’interno degli studios della Warner Bros., che utilizzò vecchie scenografie recuperate da altre produzioni. Insomma, un vero tour de force per portare sullo schermo Humphrey Bogart e Ingrid Bergman.

Non solo, alla sua uscita non venne ben accolto dalla critica, e ad esempio il New Yorker lo definì “Pretty Tolerable”, piuttosto tollerabile. Soltanto nel ’98 l’American Film Institute lo inserì al secondo posto nella AFI’s 100 years…100 Movies, per poi scendere al terzo nel 2008 sotto Il padrino di Francis Ford Coppola. Diversa è la situazione nella classifica di IMDb dei migliori film di sempre, dove staziona oggi al 33esimo posto.

Humphrey Bogart (Rick) e Dooley Wilson (Sam) in una scena del film (Photo by Silver Screen Collection – © 2007 Getty Images)

Un dato, secondo molti, che definisce una certa anzianità di Casablanca e del suo non esser più il film americano più apprezzato di sempre. Già negli anni ’40 la forma narrativa, i dialoghi e la costruzione dei personaggi andava a morire, e il film venne definito l’ultimo racconto classico di Hollywood. Avvincente e soprattutto politicamente attivo, due fattori, forse, che ne decretarono la fama. Una fama che si tramutò presto in leggenda dopo la mostra commemorativa alla morte di Bogart.

La bellezza dell’opera di Curtiz non viene messa in discussione, questo è ovvio. La storia riusciva a parlare ad un ampio bacino di pubblico, a chi era a favore della guerra e chi no, e soprattutto arrivava al cuore con una storia d’amore dal sapore dolceamaro. Quelle musiche, quella fotografia e quei dialoghi ormai impressi nella pietra e nel tempo, non verranno di certo dimenticati. Con il fascino irresistibile della Bergman e lo sguardo magnetico di Bogart, chi non avrebbe voluto vivere un’avventura tra le strade del Marocco?

I protagonisti del film in una scena del film (Photo by Michael Ochs Archives – ©Getty Images)

Casablanca rimane un capolavoro e un pilastro inamovibile, certo, ma risulta troppo lontano dalla cultura e dalla società contemporanea. Non consente quella immedesimazione nei personaggi che aveva contraddistinto soprattutto gli anni ’60. Ma più di ogni altra cosa il personaggio di Rick Blaine incarnava un modello di mascolinità ora definito antiquato. Oggi guardiamo al film con un senso nostalgico, come d’altronde ha fatto Damien Chazelle con il suo La La Land.

Aldilà di qualsiasi elucubrazione storica, filosofica e sociale, oggi festeggiamo una pietra miliare del cinema, e quindi tanti auguri Casablanca!

“Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa”

Immagini di copertina: Photo by Popperfoto/Getty Images
© riproduzione riservata