New York, 1846. Nei Five Points, quartiere degradato sull’isola di Manhattan, si scontrano, per il controllo del territorio, “Priest” Vallon (Liam Neeson) e William Cutting (Daniel Day-Lewis), detto “Il Macellaio”, rispettivamente capi delle bande criminali Conigli Morti, immigrati irlandesi, e Nativi “americani”.

Nello scontro, il “Prete” irlandese muore per mano del suo nemico, davanti gli occhi increduli di suo figlio Amsterdam. La battaglia tra le due bande criminali si esaurisce. Il Macellaio, vittorioso, “esilia” la banda rivale dall’ormai suo territorio rendendo, tuttavia, omaggio al suo nemico, uomo d’onore, offrendogli una degna sepoltura e risparmiando suo figlio, spedito in riformatorio.

Gangs of New York

New York, 1862. Nel bel mezzo della guerra di secessione americana, Amsterdam Vallon (Leonardo Di Caprio), ormai adulto, torna nel quartiere dei Five Points per vendicare suo padre. Giunto nel suo vecchio quartiere, però, Amsterdam fa i conti con una realtà diversa. Molti degli irlandesi appartenuti ai Conigli morti sono passati alla fazione rivale, altri hanno prestato fedeltà alle armi. Altri ancora pagano i loro debiti al Macellaio per quieto vivere.

La povertà dilaga sempre più. Gli irlandesi, dapprima immigrati rabbiosi e sgraditi, ora riversano la loro rabbia sugli afroamericani e sugli schiavi delle colonie, e su Lincoln, appoggiando le idee conservatrici dei Nativi. Entrato a poco a poco nelle grazie del Macellaio, sarà sempre più difficile, per il giovane (ma scaltro) Amsterdam, vendicare suo padre.

Leonardo di Caprio in "Gangs of New York" - Photo Credit: Jiyong Kwon per flikr.com

Leonardo Di Caprio in “Gangs of New York” – Photo Credit: Jiyong Kwon per flikr.com

Lontano dalla coltre tipicamente borghese, dai salotti politici e finto-intellettuali dell’America di fine XIX secolo, Scorsese ci mostra gli orrori e le conseguenze delle guerre civili; del razzismo sfrenato in cui a pagare è sempre il più debole (gli immigrati: irlandesi, prima, afroamericani, poi); della politica corrotta che, pur di accaparrarsi qualche voto in più, si allea con la malavita organizzata, magari chiudendo un occhio sui crimini commessi; della povertà dilagante, dei poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi; del desiderio di un pasto caldo che spinge ragazzini ad arruolarsi per una guerra dalla quale non torneranno; di arti amputati e ferite di guerra insanabili; della sporcizia, delle malattie, di prostituzione e lotta per la sopravvivenza tra deboli e poveri, tutti vittime di un sistema marcio, basato sulla paura.

In questa “discarica” della storia, la rispettabilità e l’onore sono portati avanti, come spesso accade nei film di Scorsese, dalle bande criminali: il Macellaio, primo fra tutti.

Daniel Day-Lewis in "Gangs of New York" - Photo Credit: Philippe Freyohf per flikr.com

Daniel Day-Lewis in “Gangs of New York” – Photo Credit: Philippe Freyohf per flikr.com

Accolto positivamente dalla critica, Gangs of New York fu un discreto successo. Costò a Scorsese e alla produzione Weinstein quasi il doppio del costo stabilito in origine. Questo perché venne girato interamente negli studios di Cinecittà e richiese più tempo del previsto per essere concluso.
Il film contò dieci candidature agli Oscar, tra cui Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista a Daniel Day-Lewis, la cui interpretazione consolidò il legame con il regista italo-americano, già inaugurato nel 1993 con The Age of Innocence.

Il film, inoltre, diede inizio a un ben più lungo sodalizio con Leonardo Di Caprio. Quest’ultimo protagonista nel 2004 di The Aviator e, ancora, nel 2006 in The Departed. Nel 2010 partecipò a Shutter Island (scandalosamente ignorato agli Oscar di quell’anno) e nel 2013 a The Wolf of Wall Street.

Nonostante, per molti, Gangs of New York pecca di una sceneggiatura poco avvincente, forte è, in realtà, il potere delle immagini che fanno, delle lunghe sequenze (anche, se non soprattutto, musicali), una descrizione accurata di un’America non così lontana.

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