Un nome che merita di essere ricordato nel panorama del cinema di genere italiano è quello di Luigi Cozzi, cinefilo di origine lombarda che dal 1995 gestisce il rinomato negozio Profondo Rosso nel quartiere Prati di Roma, ma che tra gli anni ’70 e ’80 ha firmato alcune regie degne di nota. Il suoi film di fantascienza Scontri stellari oltre la terza dimensione e Contamination (nati rispettivamente dal successo di Star Wars e Alien) sono ben noti agli appassionati di b-movies, mentre il suo Paganini Horror è diventato nel tempo un vero cult del cinema trash. Ma uno dei lavori più interessanti e bizzarri nella carriera dell’autore resta Il tunnel sotto il mondo, film del 1969 che Cozzi gira illegalmente a Milano in soli quattro giorni senza pagare cast e troupe.

Fonte: “Il tunnel sotto il mondo”, 1969, Idea Film.

Nella trama, un uomo (Alberto Moro) è costretto a rivivere sempre lo stesso giorno (un misterioso 32 luglio). In questa data, tra strani incontri ed esperienze inspiegabili, viene a conoscenza dei meccanismi che regolano il suo mondo: Dio e macchina sono una cosa sola e la pubblicità si scopre il più potente mezzo di manipolazione.

Al suo esordio cinematografico, il ventiduenne Cozzi porta sullo schermo l’omonimo racconto di Frederik Pohl per adattarlo ad uno stile anarchico e poliedrico, in affinità con le sperimentazioni linguistiche della Nová vlna. Le inquadrature si ribaltano, si bagnano di colori sgargianti, e il montaggio le segue con incertezza tra piani sequenza e cut serrati. E’ proprio il lavoro sull’immagine a risultare particolarmente creativo: le scelte stilistiche trovano significato nell’estetica stessa, senza mai piegarsi a servizio della trama.

Alcune inquadrature appaiono virate solo in parte. Cozzi userà tecniche simili per colorare il “Godzilla” di Ishirō Honda: la sua versione psichedelica prenderà il soprannome di “Cozzilla”. Fonte: “Il tunnel sotto il mondo”, 1969, Idea Film.

Cozzi rende tangibile la fantascienza per mezzo di punti di vista curiosi e manipolazioni post-prodotte, così da non ricorrere ad ambientazioni, oggetti di scena e costumi futuristici. Le fascinazioni avanguardiste devono però fare i conti con una trama fumosa: tanti personaggi stravaganti si parlano in modo incomprensibile e i continui salti o riavvolgimenti temporali vengono raccontanti con eccessiva nonchalance. La critica al consumismo (memorabile la scena dei violenti babbi natale) si risolve in una videoarte apolitica, colorata, a tratti eccessiva, ma intrigante nei suoi modi sensisti.

L’ombra della cinepresa è visibile sull’attore in primo piano. Si tratta di uno dei tanti sintomi dell’inesperienza che il film lascia trasparire. Fonte: “Il tunnel sotto il mondo”, 1969, Idea Film.

La trama riprende la tecnocrazia raccontata in Alphaville e le atmosfere de Il mondo nuovo: l’influenza godardiana guida la mano inesperta del regista per inserire l’opera in quel filone di fantascienza intellettuale che domina l’Italia alla fine degli anni ’60. Detestato dallo sceneggiatore Alfredo Castelli, Il tunnel sotto il mondo resta ad oggi uno dei vanti di Luigi Cozzi: il regista crede di aver anticipato The Truman Show, ma il film sfiora anche Essi vivono. Qualsiasi siano state le influenze e gli effetti, però, la pellicola segna sicuramente un esordio imperfetto e altalenante, ma che vale la pena riscoprire per il suo fascino amatoriale. L’amore per la settima arte è tangibile e la voglia di giocare con il mezzo regala un trip indimenticabile agli spettatori contemporanei.

Immagini di copertina © Idea Film.
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